Big Pharma avverte l’Ue: tre mesi per salvare 16,5 miliardi di investimenti
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Redazione Economia
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Mentre Donald Trump rivendica i risultati della sua politica doganale, definendola un successo contro l’inflazione e un freno ai “decenni di furti” subiti dagli Stati Uniti, l’Europa si trova a dover affrontare una sfida ben più immediata. Trentadue aziende farmaceutiche, riunite sotto l’egida di Big Pharma, hanno inviato l’11 aprile una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo interventi urgenti per evitare la fuga di investimenti dal continente. Il valore in gioco, secondo quanto riportato, ammonterebbe a 16,5 miliardi di euro.
La mossa delle multinazionali del farmaco arriva in un momento delicato, segnato dalle tensioni commerciali tra Washington e Bruxelles. Se da un lato Trump esulta per i “numeri record” dei dazi statunitensi – che, a suo dire, avrebbero ridotto i costi di beni essenziali come benzina e alimentari – dall’altro l’industria europea teme l’effetto domino di una guerra commerciale prolungata. A preoccupare, in particolare, è l’incertezza sulle contromisure che von der Leyen potrebbe adottare, considerando che il settore farmaceutico, già sotto pressione, rischia di subire ulteriori contraccolpi.
La lettera, senza mezzi termini, delinea le richieste delle aziende: condizioni normative più favorevoli, incentivi alla produzione locale e una riduzione degli oneri burocratici. Tra le righe, però, si legge anche un avvertimento: senza risposte concrete, gli investimenti potrebbero dirottarsi verso mercati più vantaggiosi, come quello statunitense o asiatico. Un scenario che metterebbe a repentaglio migliaia di posti di lavoro e la competitività dell’intero comparto.




