Stellantis, i conti tornano ma non troppo: ricavi e utili in risalita, ma i margini sono bassi. Il titolo affonda in Borsa
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Redazione Economia
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La ripresa operativa è iniziata con ricavi, utile e cassa in sensibile miglioramento, ma la redditività resta ancora molto debole, soprattutto in Europa, e il raggiungimento degli obiettivi 2026 dipenderà in larga misura dalla performance del quarto trimestre. È un quadro fragile quello presentato da Stellantis dopo un secondo trimestre 2026 particolarmente positivo in Nord America, dove l'azienda galoppa, ma ancora sotto pressione in altre aree, in particolare nel Vecchio Continente.
Il colosso automobilistico ha comunicato i risultati finanziari relativi al periodo aprile-giugno, chiuso con un deciso miglioramento di tutti i principali indicatori economico-finanziari rispetto agli stessi mesi dell'anno precedente, confermando la guidance per l'intero esercizio. Eppure, nonostante i numeri in chiaroscuro, il mercato ha punito il titolo, che ha registrato la peggiore performance di giornata al FTSEMib, con una flessione del 4,29% a 5,062 euro e volumi elevatissimi, oltre 22,5 milioni di azioni passate di mano in poche ore.
Numeri in crescita, ma il margine resta esile
I dati ufficiali diffusi dalla casa automobilistica anglo-franco-italiana parlano di un fatturato netto salito a 43,5 miliardi di euro, in aumento del 13% su base annua, trainato principalmente dal continente americano dove le vendite sono schizzate del 32%. L'utile operativo rettificato ha toccato quota 773 milioni di euro, più che triplicato rispetto ai 213 milioni del 2025, mentre l'utile netto è tornato in territorio positivo a 293 milioni, dopo la pesante perdita di 1,87 miliardi dell'anno precedente.
Il dato più incoraggiante, forse, è rappresentato dal flusso di cassa industriale libero, che ha raggiunto 1 miliardo di euro, un miglioramento di altrettanto miliardo rispetto allo stesso trimestre del 2025. Tuttavia, il margine operativo rettificato si è fermato all'1,8%, in rialzo di 120 punti base ma ancora ben al di sotto degli standard del settore e degli obiettivi dichiarati nel piano FaSTLAne 2030.
Un risultato che ha deluso le attese degli analisti, i quali avevano pronosticato un dato vicino ai 914 milioni di euro, e che ha sollevato più di un dubbio sulla reale solidità della ripresa.
Nord America locomotiva, Europa resta il tallone d'Achille
La crescita dei ricavi è stata quasi interamente determinata dalla performance stellare in Nord America, dove le consegne sono aumentate del 38%, con un balzo del 6% delle vendite negli Stati Uniti, a fronte di un mercato nazionale in leggero calo. Stellantis ha guadagnato quote di mercato, salite al 7,4%, grazie al successo dei modelli ad alto margine come il Ram 1500, le cui vendite sono cresciute dell'11%, e il Jeep Grand Wagoneer, che ha letteralmente volato con un +43%.
L'amministratore delegato Antonio Filosa, che ha scelto Detroit come base per le nuove operazioni, ha puntato tutto sulla ripresa dei volumi e sul recupero della quota di mercato persa sotto la gestione del suo predecessore Carlos Tavares, e i dati sembrano dargli ragione, almeno su quel fronte. L'Europa allargata, invece, resta il vero problema.
Qui i ricavi sono rimasti piatti e il margine operativo è addirittura negativo (-0,6%), complice una forte pressione sui prezzi dovuta alla concorrenza agguerrita dei costruttori cinesi e a un contesto di mercato estremamente competitivo.
Per far fronte a questa sfida, Filosa ha dichiarato che l'azienda punterà sul partner cinese Leapmotor, le cui vendite sono quasi sestuplicate in Europa nel primo semestre del 2026, e sta sviluppando nuove piattaforme per il Vecchio Continente che possano eguagliare i competitor asiatici in termini di competitività.
Un titolo che paga lo scotto delle aspettative
Nonostante il miglioramento degli indicatori, la reazione della Borsa è stata severa. Il titolo Stellantis ha toccato un minimo di 4,82 euro in apertura, perdendo fino all'8% prima di assestarsi su un calo del 4,29% a metà giornata. Gli investitori, evidentemente, avevano scommesso su numeri ben più robusti e ora esprimono perplessità sulla capacità del management di tradurre la ripresa dei volumi in una reale redditività.
Il margine dell'1,8%, per quanto in miglioramento, è considerato troppo esile per un'azienda delle dimensioni di Stellantis, e gli analisti di Citi hanno parlato di un risultato "sconcertante" data la forte crescita dei ricavi.
A pesare sul giudizio degli operatori contribuiscono anche le incertezze legate ai dazi statunitensi, il cui costo per il 2026 è stimato tra 1 e 1,2 miliardi di euro, e l'accumulo di scorte in Nord America, tornato vicino ai massimi storici, che potrebbe richiedere una fase di destoccaggio nella seconda metà dell'anno con possibili ripercussioni sui conti.
La sfida del secondo semestre e il peso dei dazi
Guardando al futuro, Stellantis ha ribadito gli obiettivi per l'intero 2026, che includono una crescita dei ricavi a cifra singola media e un margine operativo rettificato basso a una cifra, ma ha anche avvertito che la performance del secondo semestre sarà "distorta" verso il quarto trimestre, a causa di un previsto stop alla produzione durante l'estate.
L'azienda punta a un miglioramento dei risultati grazie al proseguimento del programma di efficienza industriale, che ha già fatto risparmiare oltre 1,9 miliardi di euro, e al lancio di nuovi modelli, a cominciare dalla Ram 1500 TRX SRT e dalla Fiat Grande Panda. Il Ceo Filosa, nel corso della conference call con gli analisti, ha chiesto tempo, sottolineando che le sfide che l'azienda deve affrontare non si risolvono dall'oggi al domani.
Una cautela che trova riscontro nei numeri: se da un lato la cura americana sembra funzionare, dall'altro l'Europa continua a rappresentare un peso non indifferente, e il raggiungimento degli ambiziosi traguardi fissati per il 2030 appare ancora un'impresa titanica, resa ancor più ardua da un contesto macroeconomico incerto e da una concorrenza sempre più agguerrita.
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