Von der Leyen e Merz contro il muro belga sugli asset russi
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Redazione Esteri
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Alla cancelleria tedesca è scattato l’allarme rosso, poiché il piano promosso da Friedrich Merz – che punta a impiegare i capitali russi congelati in Europa per garantire un maxi-prestito a Kiev – continua a infrangersi contro l’opposizione irriducibile del Belgio. Una resistenza, quella di Bruxelles, che ha costretto lo stesso cancelliere a rimandare un impegno in Norvegia per recarsi nella capitale europea, dove ieri ha incontrato dapprima la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e successivamente, a cena, il premier belga Bart De Wever.
La questione della condivisione dei rischi
Merz, il cui disegno prevede di utilizzare gli interessi generati dagli asset come garanzia per un “prestito di riparazione” a sostegno delle necessità finanziarie e militari dell’Ucraina, ha assicurato a De Wever che l’intera Unione Europea condividerà gli oneri e i rischi legali che il Belgio, dove gran parte di tali beni è depositata, si troverebbe altrimenti a sostenere da solo. Una promessa cruciale, considerato che l’ostacolo principale risiede proprio nei timori belgi di possibili ritorsioni legali ed economiche, le cui conseguenze finirebbero per gravare in modo sproporzionato sul paese.
Il contesto internazionale e il pressing americano
La missione del cancelliere tedesco si inserisce in un quadro diplomatico più ampio, caratterizzato da pressioni statunitensi affinché l’Europa trovi al più presto un’intesa operativa. Mentre a Washington l’amministrazione del presidente Donald Trump prosegue i suoi colloqui con i negoziatori ucraini – incontri dei quali, tuttavia, non sono trapelati esiti definitivi – Bruxelles è chiamata a superare le proprie divisioni interne. L’obiettivo è trasformare quella che è attualmente una potenziale leva finanziaria in uno strumento concreto, evitando che le cautele di uno stato membro, per quanto comprensibili, paralizzino una risposta unitaria.
Le implicazioni di una strada senza uscita
Se il negoziato dovesse arenarsi definitivamente, si profilerebbe non solo un grave smacco per la diplomazia europea, ma anche l’incapacità di tradurre in aiuti effettivi una risorsa di cui si discute da mesi. La posizione belga, che ha ricevuto garanzie sulla ripartizione dei rischi, rimane dunque il nodo centrale da sciogliere, in una partita i cui esiti avranno ripercussioni dirette sulla capacità di sostegno a Kiev. L’incontro di ieri tra Merz, von der Leyen e De Wever rappresenta perciò un tentativo di ultima ora per comporre una frattura che rischia di indebolire la posizione negoziale dell’intero blocco.




