Strade sicure, il ministro Crosetto vuole archiviare l'operazione ma nel governo serpeggia la competizione
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha lanciato una proposta che suona come un cambio di rotta rispetto a una consolidata prassi di sicurezza interna, auspicando la chiusura dell'operazione "Strade sicure", la quale, a partire dal 4 agosto 2008, ha visto l'impiego di oltre seimilaseicento militari per il presidio di circa un migliaio di siti sensibili lungo la penisola. Un'iniziativa, quella voluta dall'allora governo Berlusconi e reiteratamente prorogata negli anni, che il ministro ritiene ormai superata, tanto da affermare, in un intervento al Comando operativo di vertice interforze, che "sull'operazione 'Strade sicure' è arrivato il momento di tornare indietro". Una posizione, la sua, che non si limita a questa singola questione ma che si inserisce in un più ampio disegno di riforma del settore, comprendente anche la volontà di abrogare la legge che disciplina l'organico, da lui giudicata ormai inadeguata, e la necessità di incrementare gli effettivi, garantendo al contempo maggiori tutele per il personale.
La chiusura di Lega e Fratelli d'Italia
Quella che potrebbe apparire come una mera riflessione strategica ha invece innescato, all'interno della maggioranza, una dinamica di competizione sulla gestione di un tema, la sicurezza, che entrambe le forze di governo considerano un proprio caposaldo. All'appello del ministro, infatti, è seguita una risposta gelida da parte degli alleati, con il leader della Lega, Matteo Salvini, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, i quali hanno prontamente chiuso a qualunque ipotesi di cancellazione del dispositivo. Fonti governative, del resto, hanno chiarito senza mezzi termini che, almeno fino al prossimo scadere delle disposizioni, la questione non sarà nemmeno messa in discussione, lasciando intendere come la proposta di Crosetto abbia poche probabilità di tradursi in un provvedimento concreto nell'immediato.
Il sostegno del sindacato e le nuove priorità della Difesa
L'unico sostegno esplicito alla linea del ministro è giunto dal sindacato di polizia della Cgil, che ha colto l'occasione per esprimere le proprie perplessità sull'operazione. Mentre il dibattito infuria, Crosetto ha proseguito nel delineare la sua visione per le forze armate, concentrandosi, in occasione della Giornata delle Forze Armate, sulla necessità di un adeguamento della struttura militare alle sfide contemporanee. "La legge 244 dobbiamo buttarla via. Lo spirito con cui è nata è morto", ha ribadito con forza, ponendo l'accento sull'esigenza di un organico più numeroso e meglio protetto, in un contesto internazionale che egli stesso ha definito complesso, arrivando a parlare, in un'altra occasione, di un'Italia che deve essere "pronta alla guerra".
Le cerimonie del 4 Novembre e il monito della storia
In un discorso parallelo, tenuto ad Ancona, il ministro ha poi esaltato il valore simbolico della città, scelta per le celebrazioni del 4 Novembre assieme al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Ancona rappresenta un valore fortissimo per il passato dell'Italia", ha dichiarato, ricordando come, circa centodieci anni fa, la città fu attaccata e bombardata, in quei passaggi storici ed eroici che, a suo dire, servono da monito per comprendere il significato della guerra oggi. La decisione di svolgere le cerimonie in diverse località, da nord a sud, risponde proprio all'intento di rinsaldare il legame con una memoria storica condivisa, selezionando quei luoghi che, come Ancona, portano i segni indelebili del conflitto.




