Applausi e palloncini bianchi, l'ultimo saluto a Monica Esposito nell’abbazia di Nonantola
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Redazione Interno
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L'abbazia di Nonantola era gremita in ogni ordine di posti, con circa un migliaio di persone che hanno voluto stringersi attorno alla famiglia di Monica Esposito per l'ultimo, doloroso saluto. La 55enne, vittima dell'attentato del 16 maggio scorso in via Emilia Centro a Modena, è morta dopo oltre due mesi di agonia in ospedale, lasciando un vuoto incolmabile nel marito Angelo Ciccarelli – anch'egli gravemente ferito in quella stessa mattina e ancora costretto su una sedia a rotelle – e nei tre figli Jennifer, Angela e Salvatore.
La cerimonia, celebrata nella suggestiva cornice dell'abbazia, si è aperta con un lungo applauso che ha accompagnato l'arrivo del feretro, un gesto corale che ha rotto il silenzio per accogliere la donna che, come hanno ricordato in molti, ha lottato fino all'ultimo contro le ferite riportate in quell'impatto devastante.
Le note di Vasco Rossi e i palloncini bianchi
Al termine della funzione religiosa, mentre il feretro usciva dall'abbazia tra gli applausi della folla, il cielo di Nonantola si è riempito di palloncini bianchi, liberati in volo sulle note di 'E...' di Vasco Rossi, un brano che evidentemente portava con sé un significato speciale per la famiglia e per Monica. Un gesto semplice ma carico di simbolismo che ha trasformato il dolore in un abbraccio collettivo, visibile a tutti i presenti e a quanti, sui social, hanno seguito le fasi del commiato.
A rendere ancora più toccante il momento è stato il messaggio lasciato dal figlio più piccolo, Salvatore, che ha affidato a un'amica la lettura di un pensiero commovente: «L'ultima cosa che mi hai detto era di studiare. E mi sono diplomato ma senza i tuoi occhi addosso. So che sarai sempre il mio angelo».
Il dolore della famiglia e la presenza delle istituzioni
Il marito della vittima, Angelo Ciccarelli, ha voluto essere presente alla cerimonia nonostante le gravi condizioni fisiche, uscito dall'ospedale di Correggio dove sta seguendo un percorso di riabilitazione per i traumi riportati quel tragico 16 maggio. La sua presenza, a testimonianza di un amore che va oltre la sofferenza, ha commosso i numerosi partecipanti, tra cui amici, conoscenti e semplici cittadini che hanno voluto dimostrare vicinanza a una famiglia colpita in modo inaccettabile dalla follia di Salim El Koudri, il trentunenne che quel giorno si è lanciato a folle velocità sulla folla.
Alla cerimonia hanno preso parte anche le massime autorità locali: il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e la sindaca di Nonantola Tiziana Baccolini, che hanno proclamato il lutto cittadino per la giornata di oggi, con bandiere a mezz'asta e l'invito a sospendere gli eventi pubblici come segno di rispetto e partecipazione al dolore che ha colpito l'intera comunità.
L'ombra dell'attentato e la scelta della donazione
Il ricordo di Monica Esposito resta indissolubilmente legato a quella mattina di maggio quando, mentre passeggiava con il marito nel centro storico di Modena, venne travolta dalla Citroen C3 guidata da El Koudri, che ferì altre sette persone prima di essere bloccato dai passanti. Ricoverata d'urgenza in condizioni critiche e sottoposta a un intervento chirurgico che le aveva amputato le gambe, la donna non ha mai ripreso conoscenza, spegnendosi dopo sessantanove giorni di coma nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Baggiovara.
In un atto di grande generosità e coerenza con la sua vita, la famiglia ha dato il proprio consenso alla donazione degli organi, trasformando una tragedia immane in un gesto di altruismo che ha commosso anche gli sconosciuti: un biglietto anonimo lasciato nel luogo dell'investimento recitava: «Avete trasformato il male in bene attraverso la donazione degli organi».
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