Planet of Lana II, il ritorno dell’eroina e del suo amico Mui tra enigmi e un mondo ostile

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Quasi tre anni sono passati dall’avventura che aveva visto Lana e il suo fedele compagno Mui destreggiarsi tra macchine invasive e paesaggi da dipinto, e Wishfully Studios, forte di quel successo, riporta i giocatori su Novo con Planet of Lana II: Children of the Leaf, Titolo disponibile dal 5 marzo su PC, Xbox Series X|S, PlayStation 5 e Nintendo Switch. La giovane protagonista, cresciuta e resa più agile dal tempo e dalle esperienze, si trova ora a dover fare i conti non solo con i ricordi di quanto accaduto, ma con una minaccia che assume le sembianze di altri esseri umani, una fazione nota come Dijinghala, il cui approccio alla tecnologia, retaggio di un'antica migrazione dalla Terra, appare quantomeno spregiudicato. La narrazione, che si affida ancora una volta a un linguaggio incomprensibile ma reso universale dai toni e dalle espressioni dei personaggi, prende avvio da un evento specifico: la giovane Anua, legata alla protagonista da un rapporto di parentela, rimane vittima di una sostanza tossica, e Lana, anziché unirsi alla spedizione punitiva organizzata dagli adulti del villaggio, viene incaricata dal saggio locale di mettersi in viaggio per reperire gli ingredienti necessari a preparare un antidoto.

L’impalcatura ludica di questo sequel riprende saldamente le fondamenta gettate dal capitolo d'esordio, e lo fa con l'intento di espanderle e arricchirle. Il cuore dell'esperienza risiede infatti nella cooperazione, ormai simbiotica, tra Lana e la piccola creatura scura che le somiglia, a metà tra un felino e uno spiritello, le cui capacità telepatiche si sono ulteriormente potenziate: non si limita più ad azionare semplici interruttori o a distrarre i nemici, ma può ora prendere il controllo di alcune delle nuove creature che popolano i biomi inesplorati del pianeta. Questa meccanica, che alcuni recensori hanno paragonato a una sorta di "hacking" organico, consente di sfruttare le peculiarità di pesci in grado di creare cortine di inchiostro per proteggersi da predatori subacquei o di piccoli esseri rotondi che, tracciando scie infuocate, diventano elemento essenziale per la risoluzione di rompicapo ambientali legati alla propagazione del fuoco.

Un salto di qualità tecnico e artistico, ma con qualche ombra

Dal punto di vista visivo, il lavoro compiuto da Wishfully è di quelli che lasciano senza fiato. La direzione artistica, già pregevole in passato, viene qui portata a livelli di dettaglio e profondità superiori, regalando scenari che alternano zone tropicali immerse in una luce quasi accecante a profondità marine inquietanti e a vette innevate dalla bellezza algida, il tutto con uno stile pittorico che richiama inequivocabilmente le atmosfere dello Studio Ghibli e che rende ogni schermata potenzialmente meritevole di essere incorniciata. La colonna sonora, composta dal ritrovato Takeshi Furukawa, si sposa alla perfezione con queste immagini, accompagnando i momenti di quiete contemplativa come le fughe più adrenaliniche con un tappeto musicale che amplifica la tensione o la meraviglia a seconda delle necessità, e contribuisce in maniera determinante a rendere il racconto comprensibile e coinvolgente nonostante l'assenza di dialoghi comprensibili.

Non mancano, tuttavia, voci che segnalano alcune crepe in questo quadro apparentemente idilliaco. Se da un lato si apprezza lo sforzo di innalzare la complessità degli enigmi, dall'altro qualche testata specializzata ha rilevato come questa maggiore densità e articolazione possa talvolta tradursi in frustrazione, con una certa ripetitività che subentra dopo ore trascorse ad affrontare sfide che, pur nella loro varietà meccanica, finiscono per appoggiarsi a schemi fin troppo simili tra loro. Alcuni recensori lamentano una certa mancanza di chiarezza nelle regole di gioco, con elementi interattivi che non sempre si comportano in maniera logica o che si confondono con lo sfondo, portando il giocatore a perdersi in tentativi errati o a subire morti accidentali che spezzano il ritmo dell'avventura. A ciò si aggiunge una gestione del finale che ha spiazzato più di un critico, un epilogo che giunge in maniera tanto improvvisa da apparire più come l'interruzione di un discorso a metà che come una conclusione, lasciando numerosi interrogativi in sospeso e un inevitabile senso di incompiutezza.

Il rapporto tra Lana e Mui e l'evoluzione del pericolo

Il fulcro emotivo del gioco, ovvero l'affiatamento e la dipendenza reciproca tra la ragazza e la sua creatura, rimane comunque saldo e rappresenta l'elemento che più di ogni altro riesce a coinvolgere. Si tratta di un legame che il gameplay traduce in modo esemplare, richiedendo al giocatore di coordinare i movimenti e le azioni dei due personaggi, i quali non possono esistere l'uno senza l'altra per progredire. Se Lana rappresenta la forza bruta e la capacità di nuotare o arrampicarsi, Mui è la chiave per accedere a zone altrimenti irraggiungibili o per interagire con una tecnologia nemica che la sola umanità non potrebbe scalfire. Questa interdipendenza, che si esprime in sequenze platform e in enigmi dove il tempismo è tutto, riesce a trasmettere un senso di tenerezza e protezione che pochi altri titoli del genere sanno eguagliare.

La novità più rilevante, sul fronte narrativo, è l'introduzione di una minaccia umana. Non più solo macchine senzienti fuori controllo, ma esseri appartenenti alla stessa specie della protagonista che, accecati dal desiderio di sfruttare le risorse e i resti tecnologici del pianeta, diventano antagonisti feroci e, per certi versi, più inquietanti degli automi. Questa scelta di scenario permette agli sviluppatori di esplorare tematiche più cupe e complesse, come la divisione in fazioni, l'avidità e la violenza intrinseca in certe scelte sociali, e lo fanno mantenendo intatto lo stile, mostrando senza mai spiegare a parole, affidando ai gesti e alle espressioni dei personaggi, o alle rovine che si incontrano, il compito di raccontare le colpe e le paure degli abitanti di Novo.

Meccaniche di gioco ampliate e nuove interazioni ambientali

Sul fronte del puro gameplay, il ventaglio di azioni a disposizione della coppia si è ampliato in modo significativo. Lana ha imparato nuove mosse, come la scivolata e un salto più dinamico che rendono le sequenze platform più fluide e appaganti, mentre i poteri di Mui, come anticipato, si sono diversificati. Le sezioni acquatiche, dove un tempo il piccolo compagno non poteva seguire la ragazza, sono state ripensate grazie alla possibilità per Mui di cavalcare o possedere creature marine, trasformando quelle che erano barriere in nuovi spazi di gioco collaborativo. Questa evoluzione meccanica è il vero punto di forza del gioco, quella che giustifica l'esistenza di un sequel: non ci si limita a riproporre la stessa formula, ma la si arricchisce con elementi che cambiano il modo di approcciarsi agli ostacoli, mantenendo viva la curiosità di chi gioca.

L'esplorazione, che nel primo capitolo era forse più lineare, qui si apre a scenari più vasti e articolati, spesso suddivisi in più livelli di profondità. La ricerca degli ingredienti per la cura diventa così un pretesto per addentrarsi in rovine sommerse, foreste lussureggianti e installazioni industriali nemiche, ognuna con le proprie leggi fisiche e i propri pericoli. La varietà ambientale non è solo un piacere per gli occhi, ma incide direttamente sulle strategie risolutive, costringendo a imparare a gestire nuove variabili e a sfruttare la fauna locale, in un ciclo continuo di apprendimento e applicazione che rappresenta il motore principale dell'intera avventura.

Le asperità del percorso e l'eredità del primo capitolo

Nonostante i tanti pregi, Planet of Lana II paga forse lo scotto di dover gestire un'eredità importante. Alcuni critici hanno sottolineato come, nel tentativo di allungare la durata e infittire la trama di colpi di scena, gli autori abbiano talvolta perso di vista quella semplicità essenziale che aveva reso il primo episodio così magnetico. La struttura a missione, con la ricerca dei rimedi, viene vista da alcuni come un riempitivo che ritarda l'accesso al cuore della storia, ovvero i misteri legati alle origini di Mui e alla vera natura della civiltà che ha preceduto l'arrivo dei coloni umani. Quando finalmente la narrazione sembra ingranare e svelare i suoi assi nella manica, sopraggiungono i titoli di coda, lasciando l'amaro in bocca a chi sperava in un arco narrativo concluso e autosufficiente.

In definitiva, il ritorno sul pianeta Novo si rivela un'esperienza complessa e stratificata, capace di regalare momenti di pura poesia interattiva e sfide stimolanti, ma non priva di inciampi. Il rapporto tra Lana e Mui, la bellezza sconfinata dei nuovi ambienti e l'audacia nel mostrare il lato peggiore dell'umanità anche in un contesto alieno sono tutti elementi che militano a favore del gioco. Tuttavia, la ripetitività di alcuni enigmi, qualche sbavatura nella progettazione dei livelli e un finale che sembra più un "continua..." che un punto fermo potrebbero lasciare perplessi, e rimettono in discussione l'equilibrio perfetto che aveva contraddistinto l'esordio della serie.

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