Visto di conformità per la compensazione Iva, soglie e adempimenti nel 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Agenzia delle Entrate ha reso note, nello scorso gennaio, le bozze aggiornate dei modelli dichiarativi per il 2026, recependo così le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio. Questi aggiornamenti, che interessano sia il modello 730 – con nuove voci per detrazioni e dati familiari – sia il modello Redditi – dove si concentrano su iperammortamento e procedure di crisi per le società – costituiscono il quadro formale all’interno del quale si inserisce uno strumento cruciale per la gestione dei crediti fiscali: il visto di conformità. Un adempimento, quest’ultimo, la cui corretta applicazione è fondamentale per evitare contestazioni e garantire la legittima compensazione delle somme.

La soglia dei 5.000 euro e il "visto orizzontale"

Il visto di conformità, rilasciato esclusivamente da un professionista abilitato, si configura come un requisito obbligatorio per le compensazioni cosiddette “orizzontali”, ossia quelle che utilizzano un credito per pagare un’imposta di natura differente, qualora l’importo superi la soglia dei 5.000 euro. Senza questo visto, che attesta la correttezza formale e sostanziale del credito dichiarato, l’operazione di compensazione non può essere validamente effettuata, esponendo il contribuente a rigetti e a potenziali accertamenti. La normativa, del resto, stabilisce un perimetro preciso di controlli minimi che il professionista è tenuto a svolgere prima di apporre la propria firma, una garanzia, sia per l’Amministrazione finanziaria che per il contribuente stesso, sulla solidità della posizione vantata.

La richiesta di rimborso oltre i 30.000 euro

Oltre al caso della compensazione, il visto di conformità diventa necessario anche quando si opta per la via del rimborso diretto, sempre che la somma richiesta ecceda i 30.000 euro. Una soglia significativamente più alta, questa, che segna una differenza di trattamento tra i due istituti, spingendo spesso le imprese a una valutazione strategica sulla destinazione del proprio credito. La scelta, infatti, non è meramente contabile ma può avere rilevanti implicazioni finanziarie e di cassa, considerando anche i tempi tecnici richiesti per ottenere il visto stesso e per la successiva istanza di rimborso.

Le insidie pratiche e gli errori da evitare

Nella pratica professionale, alcune “trappole” ricorrono con frequenza e possono compromettere la validità dell’intero procedimento. Tra queste, la sottovalutazione dei controlli obbligatori da parte del consulente, che devono andare oltre una mera verifica formale, o l’errata interpretazione della natura “orizzontale” della compensazione. Non di rado, si riscontrano anche difficoltà nella corretta classificazione del credito o nella tenuta della documentazione giustificativa, elementi che, se carenti, portano al diniego del visto. È bene ricordare, inoltre, che l’ottenimento del visto non rappresenta una sorta di immunità da futuri accertamenti, bensì un presupposto procedurale necessario per esercitare un diritto, diritto che resta sempre soggetto a verifiche successive da parte dell’Agenzia.

Tempistiche e scadenze da rispettare

Il percorso per ottenere il visto deve essere avviato con un congruo anticipo rispetto alla scadenza per la presentazione della dichiarazione o per la presentazione del modello F24 di compensazione. I professionisti, infatti, necessitano di tempo per analizzare la posizione, esaminare la documentazione e condurre i dovuti riscontri. Lasciare questa operazione agli ultimi giorni utili espone al concreto rischio di non poter rispettare i termini, vanificando la possibilità di compensare o di chiedere il rimborso per quell’anno. Una programmazione accurata degli adempimenti fiscali, che consideri il visto di conformità come una tappa non delegabile e potenzialmente onerosa in termini di tempo, è dunque la miglior strategia per gestire i crediti d’imposta in modo efficace e sicuro.

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