Ucraina, 180 droni e un missile Iskander-M nell’attacco russo
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Redazione Esteri
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La Russia ha attaccato l’Ucraina nella notte tra il 17 e il 18 ottobre con 180 droni e un missile balistico Iskander-M. Le difese aeree ucraine hanno abbattuto o neutralizzato 152 velivoli senza pilota, compresi 16 droni a propulsione a reazione, secondo i dati preliminari aggiornati alle otto del mattino, ora locale. L’offensiva ha coinvolto diverse tipologie di apparecchi, tra cui Shahed, S-8000 Banderol, Gerbera e i droni-esca Parodiya. Il missile balistico è stato lanciato dalla regione russa di Voronezh, mentre i velivoli senza pilota sono partiti da diverse località della Federazione Russa e dai territori occupati di Donetsk e della Crimea.
La nave cargo colpita al largo di Odessa
Nella stessa notte, un attacco con droni ha colpito una nave da carico a circa 30 chilometri a est del porto ucraino di Odessa, sul Mar Nero. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo e riportato dall’agenzia Tass, l’imbarcazione trasportava materiale militare e prodotti a duplice uso, cioè potenzialmente impiegabili sia in ambito civile sia per finalità militari. La comunicazione proviene dalla parte russa e non costituisce, da sola, una verifica indipendente del carico trasportato. L’episodio si inserisce in una fase di crescente esposizione del traffico marittimo nella regione, dove gli attacchi alle navi commerciali stanno aumentando i rischi per gli equipaggi e le attività portuali.
Il Mar Nero è diventato un’area particolarmente delicata anche per le conseguenze sulle rotte commerciali. Un attacco con droni ha provocato il 13 ottobre l’affondamento della nave cargo HS Dignity al largo della costa bulgara, vicino al confine con la Romania, con undici marinai dispersi secondo le autorità citate da Reuters. Un’altra imbarcazione, la Chelsea-3, è stata colpita nella stessa area, ma tutti i componenti dell’equipaggio sono sopravvissuti. Questi episodi mostrano come i rischi della guerra si estendano oltre le acque immediatamente vicine alle coste ucraine, coinvolgendo anche navi impegnate nei collegamenti commerciali internazionali.
Come cambia la guerra dei droni: l’esperienza ucraina in Italia
Le tecnologie impiegate sul fronte ucraino sono state al centro di un’attività di addestramento e sperimentazione nel Veronese, dove una delegazione di esperti della Guardia nazionale ucraina ha partecipato all’EUDIS Defence Hackathon 2026. L’iniziativa si è svolta alla Fondazione Safe, nell’ex base NATO sul monte Calvarina, a Roncà, struttura utilizzata per attività di formazione e sperimentazione. Gli specialisti hanno illustrato ai militari italiani sistemi di controllo molto diversi tra loro: droni guidati via satellite, velivoli collegati all’operatore attraverso sottili cavi in fibra ottica e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Quest’ultima può aiutare a riconoscere un velivolo ostile distinguendolo fra migliaia di segnali radio, una capacità importante in un ambiente nel quale le comunicazioni e i sistemi di navigazione possono essere disturbati.
La quinta edizione dell’EUDIS Defence Hackathon, iniziativa promossa nell’ambito delle attività europee per l’innovazione nella difesa, si è svolta dal 15 al 17 ottobre in otto sedi europee. Il programma coinvolge sviluppatori, ricercatori, imprese e professionisti del settore per elaborare soluzioni a problemi concreti di sicurezza e capacità militare. La partecipazione degli esperti ucraini porta nell’esercitazione l’esperienza maturata in un conflitto nel quale i droni vengono impiegati per sorveglianza, ricognizione e attacco, mentre le contromisure elettroniche rendono sempre più importante la capacità di adattare rapidamente le tecnologie. La sperimentazione non riguarda soltanto la costruzione dei velivoli, ma anche i sistemi necessari per guidarli, individuare quelli avversari e ridurre la vulnerabilità alle interferenze.
Dalle innovazioni militari ai cambiamenti nella società
L’impatto delle tecnologie sviluppate durante le guerre non si limita al campo di battaglia. La storia dei trasporti offre esempi di innovazioni militari o logistiche che hanno trasformato anche la vita civile: durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871, l’impiego dei treni secondo orari prestabiliti contribuì a rendere evidente l’importanza di organizzare gli spostamenti attraverso coincidenze e calendari. Nel corso della Prima guerra mondiale, l’utilizzo dei camion per velocizzare i rifornimenti nelle retrovie favorì la costruzione di strade più larghe e resistenti. Negli Stati Uniti, una rete stradale adatta al traffico automobilistico agevolò in seguito l’espansione delle periferie residenziali e la diffusione dell’automobile, rendendo più semplice raggiungere fabbriche e uffici dalle nuove aree abitative.
Il rapporto tra innovazione militare e trasformazione civile riguarda quindi anche le infrastrutture, i sistemi di comunicazione e l’organizzazione del territorio. Nel caso dei droni, il rapido sviluppo di sensori, collegamenti digitali e strumenti di riconoscimento automatico rende centrale la capacità di integrare hardware, software e analisi dei segnali. Le tecnologie sperimentate in ambito militare possono avere applicazioni anche nella sorveglianza di aree difficili da raggiungere e nel controllo di infrastrutture, ma il loro impiego dipende dalle caratteristiche dei sistemi e dai vincoli di sicurezza. L’esperienza maturata in Ucraina offre agli specialisti europei un banco di prova concreto per comprendere le prestazioni e i limiti di queste soluzioni.
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