Rinnovabili frenate in Italia, il report di Legambiente: Marche con deficit energetico del 65%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La fotografia scattata dall’ultimo rapporto di Legambiente, “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato in questi giorni alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, restituisce l’immagine di un Paese che, nonostante le buone intenzioni e gli ambiziosi target comunitari, arranca nella corsa alla transizione energetica, impantanato in una palude burocratica che rischia di vanificare gli sforzi e di allontanare gli investimenti, con alcune regioni, come le Marche, che pagano un prezzo particolarmente salato in termini di dipendenza energetica, toccando un deficit che si attesta attorno al sessantacinque per cento del proprio fabbisogno.

Secondo i dati raccolti e diffusi dall’associazione ambientalista, e rilanciati nel corso della kermesse riminese che fino al 6 marzo ospita operatori del settore e istituzioni, il nodo principale resta quello della lentezza con cui si procede all’autorizzazione dei nuovi impianti; a gennaio 2026, su un totale di 1781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, la stragrande maggioranza – e si parla del 69,3 per cento, corrispondente a 1234 iniziative – è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica affidata alla commissione Via Pnrr-Pniec, mentre 160 progetti attendono la determina del Consiglio dei ministri e ben 88 sono fermi in attesa di un parere che deve arrivare dal Ministero della Cultura o dagli enti regionali preposti alla tutela dei beni culturali.

Un'eredità di progetti in attesa e resistenze locali

Non si tratta soltanto di iniziative recenti, e questo è forse l’aspetto più emblematico di una disfunzione che pare sistemica: l’associazione ambientalista ha censito, nel suo rapporto, almeno diciassette progetti che attendono una risposta da prima del 2021, e tra questi spiccano due casi paradigmatici relativi a parchi eolici offshore in Puglia, uno dei quali, proposto nel Golfo di Manfredonia, risale addirittura al 2008, mentre un secondo, nelle acque del mar Adriatico meridionale al largo di Zapponeta e Manfredonia, è stato presentato nell’aprile del 2012, a testimonianza di una paralisi che ormai dura da oltre un decennio e che impedisce all’Italia di allinearsi ai progressi registrati in altri grandi paesi europei.

Se a livello nazionale il quadro è già di per sé complesso, lo diventa ancora di più scendendo nel dettaglio territoriale, dove ai ritardi burocratici si sommano talvolta le resistenze locali e le difficoltà di armonizzare le esigenze di tutela paesaggistica con quelle della produzione energetica; emblematico, in tal senso, è il caso di un progetto eolico da 23 megawatt che si intendeva realizzare in Campania, nel territorio di Ariano Irpino, su un’area che ospita una ex cava e una discarica: la Soprintendenza ha bocciato l’intervento a causa della presenza di un vincolo archeologico, un vincolo che però, come fa notare Legambiente, era stato completamente ignorato durante l’emergenza rifiuti che aveva colpito la regione, sollevando più di un interrogativo sulla disparità di trattamento e sulla coerenza delle decisioni amministrative.

La narrativa distorta e il ruolo dell'informazione

Proprio al tema della percezione pubblica e al ruolo che un’informazione talvolta imprecisa o superficiale gioca nell’alimentare lo scetticismo e le cosiddette resistenze Nimby (Not In My Backyard), è stato dedicato un incontro specifico all’interno della fiera, dal Titolo “Good news, bad news, fake news: le rinnovabili tra narrativa e realtà”, organizzato da Italy for Climate, un centro studi che opera nell’ambito della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, dove giornalisti come Ferdinando Cotugno di Domani e Laura Bettini di Radio24 si sono confrontati con operatori del settore come Giorgio Boneschi di Elettricità Futura e Vincent Spinelli di Edison Rinnovabili, nel tentativo di fare chiarezza e sfatare i falsi miti che continuano a circondare il comparto delle energie pulite, contribuendo a creare un clima culturale non sempre favorevole alla realizzazione di nuovi impianti.

Del resto, che la strada per la decarbonizzazione sia in salita lo confermano anche i numeri relativi all’occupazione femminile nel settore, un ambito in cui pure si registra una crescita ma che resta segnato da profondi squilibri: una indagine condotta da Italia Solare e Key su circa seicento aziende del comparto ha evidenziato come, se è vero che le donne rappresentano il trentacinque per cento degli occupati, è altrettanto vero che solo il ventotto per cento di loro lavora in ruoli tecnici, mentre la maggioranza è relegata in funzioni amministrative o di supporto, e soltanto una impresa su dieci può vantare una donna al vertice come amministratore delegato o direttore generale, un dato che racconta di un settore in profonda trasformazione tecnologica ma ancora in forte ritardo sul fronte dell’inclusione e delle pari opportunità.

Description: Report Legambiente a Key Energy 2026: burocrazia blocca 1200 progetti. Marche in forte ritardo con un deficit energetico del 65%.

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