Spesa, Treviso batte tutti: il supermercato più conveniente d'Italia è il Mega

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Fare la spesa con metodo, scegliendo con attenzione non solo cosa mettere nel carrello ma anche dove andare a comprarlo, può valere fino a 3.790 euro all'anno per una famiglia di quattro persone. È il dato che emerge dall'indagine 2026 di Altroconsumo, realizzata confrontando 1,5 milioni di prezzi in 1.158 punti vendita tra supermercati, ipermercati e discount distribuiti in 67 città italiane. Le rilevazioni sono state effettuate tra il 16 febbraio e il 13 marzo 2026 e hanno riguardato 124 categorie di prodotti tra le più acquistate secondo l'Istat.

Il primato di Eurospin e la classifica delle insegne

A guidare la graduatoria generale della convenienza è Eurospin, che si conferma l'insegna più economica per il paniere dei prodotti di primo prezzo, quelli cioè che costano meno a prescindere dalla marca. Il discount veneto stacca In's e Lidl, appaiati a due punti di distanza nell'indice elaborato dall'associazione dei consumatori, mentre Prix Discount segue a breve distanza. Il primo ipermercato della classifica, Ipercoop, compare soltanto a quota 117, con un rincaro del 17 per cento sulla stessa spesa rispetto alla vetta.

In fondo alla graduatoria, Carrefour Market tocca quota 135, delineando una forbice del 35 per cento tra il punto vendita più economico e quello più caro.

Il quadro cambia quando si guarda ai prodotti a marchio del distributore. In questo caso il primato spetta a Spazio Conad, che garantisce un risparmio del 19 per cento rispetto a Eurospar, ultima della graduatoria. Per chi preferisce esclusivamente i grandi nomi dell'industria alimentare, sono ancora Ipercoop e Spazio Conad a contendersi il vertice, con un margine massimo del 7 per cento.

Nella spesa mista, quella che combina articoli economici, private label e prodotti di marca, tra i discount svettano ancora Eurospin e In's, mentre tra super e iper la leadership è di Dok.

Treviso e il Veneto: l'asse del risparmio

Il singolo punto vendita più conveniente d'Italia per i prodotti di marca si trova a Treviso: è il Mega, insegna del gruppo Unicomm, che sbaraglia la concorrenza nazionale. Nella top ten dei negozi più economici compaiono altri due iper veneti del gruppo Rossetto, a conferma di come il Nordest rappresenti l'area con i prezzi più bassi della penisola.

La geografia della convenienza non si esaurisce però nel Triveneto. Pistoia, Lucca, Firenze e Prato sono le città dove mediamente si spende meno, con una spesa annua a famiglia che si aggira intorno ai 6.900 euro. Seguono Mantova e altri centri tra Toscana e Veneto, mentre Genova, Sassari, Aosta e Teramo chiudono la classifica con una spesa media di circa 7.700 euro. Milano si distingue per un primato particolare: è la città dove scegliere il punto vendita giusto può garantire il risparmio maggiore in valore assoluto, fino a 1.390 euro all'anno.

Il peso dell'inflazione e le tensioni internazionali

Il contesto in cui si inserisce l'indagine è quello di una pressione inflazionistica che, dopo gli anni del caro-prezzi a doppia cifra, non si è affatto dissolta. Ad agosto 2026 l'Istat ha rilevato un'accelerazione dell'indice generale a più 3,3 per cento su base annua, in salita dal più 2,9 per cento del mese precedente. A trainare il rialzo sono soprattutto i beni energetici, i cui prezzi sono passati da un aumento tendenziale dell'11,6 per cento a uno del 17 per cento in un solo mese.

Le tensioni internazionali legate al conflitto in Iran hanno contribuito in modo determinante a questa dinamica. Secondo il commissario europeo all'energia Dan Jorgensen, dall'inizio delle ostilità i prezzi nell'Unione europea sono aumentati di circa il 70 per cento per il gas e del 60 per cento per il petrolio, con un aggravio stimato in 14 miliardi di euro sulla fattura energetica comunitaria. In Italia diesel e benzina insieme costano il 13 per cento in più rispetto al periodo precedente allo scoppio del conflitto.

Si tratta di rincari che, attraverso i costi di trasporto e di produzione, finiscono per ripercuotersi anche sui prezzi al dettaglio dei beni alimentari.

È in questo scenario che assume peso la possibilità di contenere la spesa attraverso scelte mirate. La differenza tra l'insegna più cara e quella più economica, per una famiglia di quattro persone che acquista i prodotti di primo prezzo, supera i 3.700 euro su base annua: una cifra che, in molte regioni, equivale a diverse mensilità di stipendio.

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