Incendi in Israele, distrutti i terreni del monastero trappista a Latrun. Netanyahu accusa i «piromani arabi»
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Redazione Esteri
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Le fiamme che da mercoledì hanno devastato le colline attorno a Gerusalemme, divorando oltre 2.000 ettari di vegetazione e costringendo all’evacuazione di migliaia di persone, non hanno risparmiato neppure il monastero trappista di Latrun. I monaci, sfollati durante l’emergenza, sono rientrati non appena le squadre di soccorso hanno dichiarato la situazione sotto controllo, trovando gran parte dei terreni circostanti ridotti in cenere. Senza indugio, hanno abbandonato l’abito per impugnare pale e secchi, unendosi ai volontari che tentavano di domare gli ultimi focolai.
Mentre i canadair solcavano il cielo ancora oggi, e una pioggia leggera – arrivata troppo tardi – dava un sollievo temporaneo, il premier Benjamin Netanyahu ha rilanciato le accuse già formulate in passato. Durante una cerimonia pubblica, ha parlato di «piromani arabi», sostenendo che diciotto persone siano state arrestate con l’accusa di aver appiccato il fuoco alle foreste. «Gente che vuole convivere in questa terra e la brucia», ha dichiarato, senza però fornire prove a sostegno delle sue affermazioni. Le autorità, dal canto loro, hanno confermato gli arresti ma evitato di attribuire responsabilità collettive.




