Zaynab Dosso guida l’Italia giovane alle World Relays di Gaborone: “È ora che l’atletica superi il calcio”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   GABORONE. Nel caldo asciutto del Botswana, dove l’atletica mondiale si è data appuntamento per l’ottava edizione delle World Relays, l’Italia si presenta con una spedizione che ha il sapore del rinnovamento. È il primo grande banco di prova della stagione outdoor del 2026, e sebbene gli Europei di Birmingham restino l’obiettivo estivo dichiarato, qui, nel fine settimana del 2 e 3 maggio, si corre per qualcosa di più tangibile: dodici dei sedici pass disponibili per i Campionati del mondo di Pechino del 2027 sono in palio su questa pista africana. A guidare questa pattuglia di trenta convocati – tredici uomini e diciassette donne – c’è la 26enne Zaynab Dosso, una velocista che, reduce dal trionfo mondiale nei 60 metri indoor di Torun, sembra aver smarrito la chiave della tensione per trovare quella della pura potenza.

“Il calcio, il calcio, sempre calcio”: la svolta culturale secondo Dosso

Nella conferenza stampa ufficiale di World Athletics, a pochi passi da stelle del calibro di Letsile Tebogo ed Elaine Thompson-Herah, Zaynab Dosso ha usato toni che non ammettevano fraintendimenti. La sua critica al monopolio mediatico del calcio in Italia è stata netta: un tempo si parlava solo di quello, ha spiegato lei con una certa insofferenza, ma i risultati raccolti negli ultimi anni sulla pista stanno finalmente spostando l’attenzione verso l’atletica. Non è solo la constatazione di un’atleta stanca di sentirsi seconda classe, ma la fotografia di un cambiamento strutturale sostenuto dai fatti. Del resto, Dosso arriva a Gaborone forte di un record italiano abbattuto (6"99) che l’ha proiettata nell’élite mondiale, e dalla sua voglia di abbattere un altro muro, quello degli undici secondi sui 100 metri, ha parlato senza tentennamenti: “Rispetto al passato sono molto diversa a livello mentale, mi caricavo di pressioni, aspettavo troppo da me stessa. Ora ho imparato a collegare la testa al e posso scendere di molto sotto gli undici secondi”.

Un laboratorio azzurro tra assenze pesanti e nuovi innesti

La spedizione affidata al direttore tecnico Antonio La Torre non può contare su alcuni dei nomi più altisonanti del recente passato; mancano all’appello Marcell Jacobs, Filippo Tortu e Lorenzo Patta, i campioni olimpici della staffetta di Tokyo. Al loro posto, lo zoccolo duro è rappresentato dalla presenza di Eseosa Desalu e Chituru Ali, chiamati a fare da chioccia a una pattuglia composta da ben nove esordienti assoluti. Tra questi, spiccano i giovanissimi Diego Nappi, Eduardo Longobardi e le diciottenni Elisa Valensin e Margherita Castellani, a dimostrazione di come questo appuntamento in Botswana serva anche – e forse soprattutto – a costruire il futuro. L’Italia gareggerà in cinque specialità: le tre 4x100 (maschile, femminile e mista) e le due 4x400 (femminile e mista), con la 4x400 maschile che, non avendo ottenuto i requisiti di partecipazione, dovrà provare a staccare il biglietto per la Cina solo in un secondo momento attraverso le liste di ranking.

Il meccanismo delle qualificazioni e l’effetto Tebogo

Il regolamento della manifestazione è una sorta di gioco ad alta posta in cui non basta vincere o perdere: nel primo turno, che si disputerà sabato, le prime due di ogni batteria si garantiranno immediatamente l’accesso ai Mondiali di Pechino 2027. Le escluse avranno però una seconda opportunità domenica, nel cosiddetto “secondo turno”, dove verranno assegnati i restanti quattro pass per la Cina. C’è poi un’altra variabile a rendere il tutto più interessante: le staffette miste (4x100 e 4x400) mettono in palio anche sei dei posti per il nuovo Ultimate Championship di Budapest, una sorta di super-mondiale che World Athletics lancerà a settembre. L’atmosfera intorno allo stadio di Gaborone, intanto, è resa elettrica dalla presenza dei padroni di casa; Letsile Tebogo, l’eroe olimpico locale seguito da una folla in delirio, corre accanto agli azzurri, e quel calore tribale che sale dalle tribune ricorda a Dosso le sue origini ivoriane: “Il Botswana è molto vicino alla casa dei miei genitori”, ha confessato lei.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.