Gaborone, tutti gli occhi su Dosso: la staffetta che cambia la narrazione
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Redazione Sport
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GABORONE. Che l’atletica italiana stia vivendo una seconda giovinezza, lo si capisce anche dalla sicurezza con cui Zaynab Dosso – fresco Titolo mondiale indoor dei 60 metri cucito sul petto – si presenta al microfono nella conferenza stampa ufficiale di World Athletics. “In Italia si parlava solo di calcio”, ha dichiarato senza mezzi termini la velocista originaria della Costa d’Avorio ma italiana d’adozione, “con i nostri risultati stiamo dimostrando che l’atletica non è da meno, anzi!”.
Una frase, la sua, che suona come una sentenza più che come una semplice impressione personale: il monopolio mediatico del pallone, da sempre un tabu nel panorama sportivo nazionale, sembra aver trovato finalmente un contraltare credibile. Nel caldo rovente di Gaborone (Botswana), dove le temperature sfiorano i 30 gradi nonostante il periodo autunnale dell’emisfero australe, l’azzurra si appresta a guidare una spedizione sperimentale ma carica di ambizioni, con lo sguardo rivolto al pass per i Mondiali di Pechino 2027.
La missione Pechino inizia in Africa
L’appuntamento che scatterà sabato 2 maggio (diretta su RaiSport a partire dalle 14) non è solo un raduno stagionale, ma un crocevia cruciale per il movimento. Le World Relays di quest’anno, infatti, distribuiscono ben dodici tagliandi su sedici disponibili per la rassegna iridata dell’anno prossimo. Un meccanismo spietato, quello della qualificazione, che costringe le nazionali a giocarsi tutto in due giorni.
Dosso, reduce dalla promessa mantenuta di scendere sotto i 7 secondi nei 60 metri (obiettivo centrato a Torun con il record italiano di 6”99), allarga ora il mirino sui 100 metri. “Posso scendere molto sotto gli 11 secondi”, ha spiegato nella stessa conferenza stampa, visibilmente consapevole della propria evoluzione tecnica e mentale, “rispetto al passato mi caricavo di pressioni, aspettavo troppo da me stessa e in gara non si accendeva la macchina”. Un meccanismo di autosabotaggio, quello che descrive, che sembra ormai definitivamente archiviato: “Ora ho imparato a collegare la testa al ”.
Un’Italia sperimentale ma affamata
A differenza di altre occasioni, la squadra azzurra schierata in Botswana presenta volti nuovi e qualche illustre assente (su tutti Marcell Jacobs), segno che la Federazione sta testando il ricambio generazionale in vista del ciclo olimpico. Tuttavia, la presenza di Dosso nella 4x100 femminile – considerata la staffetta di punta – garantisce un tasso tecnico elevatissimo alla spedizione.
L’azzurra, che in passato aveva confessato di aver pensato al ritiro dopo le delusioni parigine, sembra ora aver trovato la quadratura del cerchio. L’entusiasmo contagioso con cui parla del gruppo (“gareggiamo come se fossimo un’unica persona”) fa il paio con la freddezza agonistica mostrata nella finale mondiale di marzo. Le batterie della 4x100 mista apriranno le danze sabato alle 14:05 ora italiana, con l’Italia inserita in una batteria che promette scintille contro Canada e Olanda.
L’effetto Dosso e la fine del monocultura sportiva
Il vero scoop delle dichiarazioni rilasciate alla vigilia, al di là dei cronometri, risiede forse proprio in quel paragone (non richiesto ma inevitabile) con il calcio. Dosso ha colto un sentimento diffuso tra gli addetti ai lavori: quello di un’atletica che non chiede più permesso per occupare le prime pagine.
“Finalmente l’attenzione si sta spostando sul nostro sport”, ha chiosato la sprinter, fotografando un cambiamento nei consumi mediatici degli italiani che i numeri degli ascolti delle ultime competizioni sembrano confermare. Che si tratti di un caso isolato o dell’inizio di una tendenza stabile, lo dirà il tempo; intanto, a Gaborone, la carica della numero uno italiana è già servita. La 4x100 femminile proverà a staccare il biglietto per la Cina già nel pomeriggio di sabato, mentre domenica si giocheranno le finali e i ripescaggi per chi non dovesse farcela al primo colpo.




