Trump blocca l’acquisizione di asset chip della Emcore, muro tecnologico alla Cina
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Redazione Economia
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Un nuovo provvedimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump inasprisce ulteriormente, senza mezzi termini, la politica di difesa delle tecnologie sensibili da investimenti esteri considerati pericolosi. L’ordine esecutivo, firmato il 2 gennaio, impone infatti lo smantellamento forzato di un’operazione nel settore dei semiconduttori, bloccando definitivamente l’acquisizione di asset tecnologici della statunitense Emcore Corp. da parte della HieFo ration. L’operazione, il cui valore si aggira intorno ai 2,9 milioni di dollari, è stata stroncata alla radice con la motivazione esplicita di prevenire una minaccia alla sicurezza nazionale, dato che la HieFo, sebbene formalmente costituita in Delaware, viene ritenuta dalle autorità di Washington controllata da un cittadino della Repubblica Popolare Cinese.
Il cuore tecnico della contesa
La Emcore, che ha la propria sede operativa nel New Jersey, rappresenta un tassello significativo nel panorama dei semiconduttori avanzati, settore nel quale la competizione globale – e in particolare quella tra Stati Uniti e Cina – si fa sempre più aspra e decisiva per la supremazia tecnologica e militare. Gli asset oggetto della transazione, benché il loro valore finanziario possa apparire contenuto, rientrano in un comparto strategico, quello dei chip, che è ormai considerato la vera e propria linfa vitale per l’economia e la difesa di una superpotenza. La decisione di Trump, che segue una lunga serie di azioni analoghe, conferma come l’amministrazione americana continui a erigere quella che molti osservatori definiscono una “muraglia tecnologica”, finalizzata a impedire che know-how e capacità produttive critiche possano, attraverso canali diretti o indiretti, finire sotto l’influenza di Pechino.
La cornice normativa del blocco
Il dispositivo legale che ha consentito l’intervento presidenziale poggia sul Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, un organo interministeriale noto con l’acronimo Cfius, il cui potere di veto su acquisizioni che toccano la sicurezza nazionale è stato progressivamente rafforzato negli ultimi anni. Proprio attraverso il parere di questo comitato, l’amministrazione ha potuto valutare la transazione e giungere alla conclusione che essa presentasse rischi inaccettabili, ordinandone quindi la completa dismissione. Si tratta di una prassi divenuta ormai comune, che vede la Casa Bianca agire non solo su operazioni di grande portata mediatica, ma anche su accordi di minore entità finanziaria come questo, laddove la posta in gioco tecnologica sia ritenuta alta. La mossa, peraltro, arriva in un momento di tensione persistente nei rapporti commerciali e strategici tra Washington e Pechino.
Le implicazioni per il settore




