Peugeot 208, addio alla cinghia a bagno d'olio: arriva il nuovo 1.2 a catena
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Redazione Economia
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Il tre cilindri più discusso del panorama automobilistico europeo, quel PureTech che ha fatto versare fiumi d'inchiostro e non solo per le sue qualità dinamiche, si appresta a voltare pagina in modo definitivo. La sua parabola, costellata da riconoscimenti prestigiosi – fu eletto motore dell'anno per quattro edizioni consecutive tra il 2014 e il 2018 – e da una diffusione capillare su milioni di vetture del gruppo PSA prima e Stellantis poi, aveva subito una brusca frenata a causa di una problematica tecnica diventata presto una piaga: la famigerata cinghia di distribuzione a bagno d'olio. Un componente la cui degradazione anticipata, con il conseguente rilascio di frammenti di gomma nel circuito di lubrificazione, ha provocato nel tempo danni economici ingenti per gli automobilisti e, aspetto forse ancor più gravoso per il costruttore, un danno d'immagine notevole, minando la fiducia dei consumatori in uno dei suoi prodotti di punta.
L’addio alla cinghia, il benvenuto alla catena
Ora, però, la situazione si evolve concretamente. Stellantis, che già nel 2023 aveva introdotto una versione evoluta del motore, la cosiddetta EB2 Gen3, dotandola di una più robusta catena di distribuzione su alcune varianti, compie un ulteriore e decisivo passo avanti. L'aggiornamento meccanico, che abbandona definitivamente la cinghia per affidarsi a una catena, viene esteso anche alla motorizzazione d'accesso della popolare segmento B francese. Stiamo parlando della Peugeot 208 nella sua versione con propulsore turbo da 100 cavalli, tradizionalmente abbinata a un cambio manuale. Chi ha presente le vecchie generazioni del 1.2 PureTech, con tutti i loro grattacapi legati alla manutenzione e all'affidabilità, farà bene a prendere nota: quel capitolo, per le nuove immatricolazioni, è ufficialmente chiuso.
Tecnica e filosofia del nuovo “Turbo 100”
La casa automobilistica francese non si è limitata a sostituire la cinghia con la catena, operazione che di per sé risolverebbe già il problema principale. L'intervento sul nuovo propulsore, ribattezzato semplicemente “Turbo 100” per prendere le distanze dal passato, è stato molto più radicale. Si tratta di un motore profondamente rivisto in numerosi aspetti costruttivi: adotta il ciclo Miller, una strategia di combustione che privilegia l'efficienza termica e quindi, sulla carta, promette consumi più contenuti. La cilindrata resta quella, 1.2 litri, ma la testata e i pistoni sono di nuova fattura, così come è stato rivisto il sistema di gestione termica, la pompa del vuoto e persino la ventilazione del serbatoio. L'obiettivo, dichiarato, è una duplice conquista: da un lato garantire la massima affidabilità meccanica nel tempo, mettendo una pietra sopra ai fantasmi del passato; dall'altro, ottimizzare consumi ed emissioni per rispettare le normative sempre più stringenti.
Un cambiamento che guarda al mercato
Questa evoluzione tecnica, per quanto complessa, ha un riflesso diretto e tangibile per chi si appresta a ordinare una nuova 208. La vettura, che non rinuncia al suo ruolo di best-seller, si presenta ora con un cuore completamente rinnovato, allineato – almeno nelle intenzioni – agli standard di durata che ci si aspetta da un'automobile moderna. L'operazione trasparenza, unita alla sostituzione di uno degli elementi più criticati, rappresenta un tentativo chiaro da parte del gruppo di ricucire il rapporto con una clientela che, complice una reputazione compromessa, aveva iniziato a guardare con sospetto altrove. Resta ora da verificare su strada, con i primi esemplari consegnati e i primi veri collaudi a lungo termine, se la bontà del progetto su carta saprà tradursi in affidabilità quotidiana.




