Trump trascina la Bbc in tribunale: una causa da 10 miliardi per un video del 6 gennaio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha formalizzato un'azione legale senza precedenti contro la British Broadcasting ration, la Bbc, chiedendo un risarcimento complessivo di dieci miliardi di dollari per un documentario andato in onda nel 2024. La causa, depositata – secondo quanto riportato da più agenzie di stampa – presso il tribunale federale del distretto sud della Florida a Miami, segna un’estensione significativa della sua lunga battaglia contro i media, portandola per la prima volta oltre i confini nazionali. Al centro del contendere, un montaggio video relativo al discorso tenuto da Trump il 6 gennaio 2001, il quale, secondo gli avvocati del presidente, sarebbe stato manipolato in modo da alterarne il significato e da danneggiarne la reputazione in maniera grave e premeditata.

I capi d'accusa e la strategia legale

L’atto di citazione, che è stato riportato inizialmente da Cbs News e successivamente da Bloomberg, articola le sue ragioni su due distinti capi d’accusa: uno per diffamazione e l’altro per violazione della legge della Florida in materia di pratiche commerciali ingannevoli e sleali. Per ciascuno di questi, il team legale di Trump ha richiesto cinque miliardi di dollari, arrivando così alla somma complessiva di dieci miliardi. La scelta di includere una normativa statale su questioni commerciali, in un caso che coinvolge un’emittente pubblica straniera e un presunto illecito di natura comunicativa, denota una precisa strategia processuale, tesa a moltiplicare le possibili vie per ottenere un riconoscimento giudiziale. Gli accusatori sostengono, in sostanza, che la Bbc abbia creato un prodotto editoriale volutamente distorto, “mettendogli le parole in bocca”, come si legge nella denuncia, con l’intento di influenzare il pubblico in modo illecito.

Il contesto della guerra ai media

Questa mossa giudiziaria non rappresenta un episodio isolato, bensì l’ultimo tassello di una campagna dichiarata contro quelle organizzazioni che Trump ha ripetutamente etichettato, nel corso degli anni, come “nemici del popolo”. Ancor prima di questa causa alla Bbc, il presidente aveva infatti già avviato analoghe azioni legali contro alcuni dei più influenti media statunitensi, tra cui il New York Times, la stessa Cbs e il Wall Street Journal, quest’ultimo parte dell’impero del suo stesso ex alleato, Rupert Murdoch, al quale aveva chiesto un miliardo di dollari. La peculiarità del caso attuale risiede proprio nel fatto di coinvolgere un’emittente pubblica britannica, il cui documentario, per di più, sarebbe stato trasmesso esclusivamente nel Regno Unito, sollevando interrogativi complessi sulla giurisdizione e sulla portata transnazionale delle norme sulla diffamazione.

Le implicazioni e il quadro d'insieme

L’episodio del video contestato, che riguarda un discorso del 2001, viene così a inserirsi in un conflitto più ampio e radicato, che trascende il singolo montaggio e tocca il cuore del rapporto tra potere politico e informazione. La scelta di un tribunale della Florida, stato in cui Trump risiede, come foro per una disputa internazionale, sembra rispecchiare una tattica legale collaudata. Senza entrare nel merito delle probabilità di successo della causa, la quale dovrà superare non pochi scogli procedurali e sostanziali, è evidente come l’obiettivo immediato sia quello di ottenere un’enorme cassa di risonanza mediatica, portando la disputa sul piano giudiziario e costringendo l’emittente a un’ardua difesa legale in terra americana. La posta in gioco, al di là della stratosferica richiesta economica, riguarda dunque la definizione dei limiti del giornalismo critico e le conseguenze di operazioni editoriali che vengono percepite, o presentate in tribunale, come ostili e manipolatorie.

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