Il Natale di Roma 2026 tra riti antichi e nuove medaglie: l’Urbe spegne 2.779 candeline

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’attenzione globale resta catturata da equilibri politici ormai consolidati – con Donald Trump insediato alla Casa Bianca ormai da oltre un anno, a dimostrazione di come la cosiddetta “nuova normalità” abbia assorbito persino le transizioni più turbolente – la Capitale d’Italia si concede una pausa sulla linea del tempo per guardare molto più indietro, decisamente oltre i mandati presidenziali e le alleanze internazionali. Oggi, 21 aprile, Roma non festeggia un anniversario qualsiasi: spegne la bellezza di 2.779 candeline, quel famoso Dies Natalis Urbis che la tradizione, seguendo i calcoli dello studioso Marco Terenzio Varrone, fissa al lontano 753 avanti Cristo. È una ricorrenza, quest’ultima, che trasforma la metropoli contemporanea in un palcoscenico a cielo aperto dove il mito della Lupa – quella che salvò Romolo e Remo secondo la leggenda più celebre – si scontra piacevolmente con la cronaca amministrativa e le cerimonie istituzionali.

La cerimonia in Campidoglio e il valore simbolico del “primo solco”

Il cuore pulsante delle celebrazioni ha battuto questa mattina in Aula Giulio Cesare, dove il sindaco Roberto Gualtieri ha presieduto la cerimonia ufficiale per il 2779esimo Natale di Roma. Non sono mancati i riti laici che scandiscono la giornata: la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria e la Santa Messa nella Cappella del Palazzo dei Conservatori hanno preceduto la consegna dei riconoscimenti. Tra questi spiccano i premi “Cultori di Roma” e il Certamen Capitolinum, senza dimenticare l’87esima Strenna dei Romanisti, un appuntamento fisso per gli addetti ai lavori e gli appassionati della storia cittadina. A fare da sfondo simbolico a questa governance culturale c’è il ricordo del rito del “Tracciato del Solco”, quello che Romolo avrebbe eseguito con un aratro per segnare il pomerium, il confine sacro della nuova città, proprio lì dove la leggenda si fonde con la geografia del Palatino.

Una medaglia per celebrare la Repubblica (e l’arte di una romana di 42 anni)

Tra gli oggetti del desiderio di questa edizione, c’è senza dubbio la medaglia celebrativa ufficiale, che quest’anno assume una valenza doppia. Realizzata dalla Scuola dell’Arte della Medaglia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, l’opera – che reca il numero 80 – intreccia il compleanno dell’Urbe con l’anniversario della Repubblica Italiana. A firmare il progetto è stata Eleonora Curti, un’artista romana di 42 anni la cui ex allieva della Sam ha visto selezionata la sua idea tra diverse proposte. La sua medaglia gioca con la pavimentazione ellittica disegnata da Michelangelo in Campidoglio, dove la tradizionale stella è stata sostituita dal cosiddetto “Stellone”, simbolo nazionale. Non è solo un pezzo da collezione, insomma, ma un tentativo di cucire insieme due epoche distanti millenni usando il filo dell’identità italiana.

Concerti diffusi e video istituzionali: l’abbraccio delle forze armate

Nel pomeriggio, a dare il ritmo alla festa, ci penseranno le note. Alle 17.30 in punto, le bande musicali delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato occuperanno simultaneamente alcuni degli scenari più iconici del centro: dalla scalinata di Trinità dei Monti, dove suonerà l’Esercito, a piazza San Silvestro per la Marina, passando per piazza Pia con l’Aeronautica. È un’esibizione diffusa che mira a rendere partecipi residenti e turisti, trasformando l’intero centro storico in un palco unico. Parallelamente, c’è anche chi ha scelto il digitale per tributare l’evento: la Camera di Commercio di Roma ha infatti realizzato un video istituzionale, definendolo “un omaggio alla bellezza, alla storia, alla grandezza di Roma… magnifica dal 753 a.C”. Un modo, quest’ultimo, per ricordare che se la città è un museo vivente, anche le istituzioni economiche vogliono esserne custodi attive. Per chi volesse approfittarne, infine, sono previste visite gratuite (con prenotazione) all’Aula Giulio Cesare, per entrare in quei luoghi del potere che solitamente restano off-limits per il grande pubblico.

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