La notte dei Maiden a San Siro: 45mila anime per una storica cavalcata metal

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati quasi trent'anni da quella mia prima volta romana con gli Iron Maiden, quando sul palco c'era Blaze Bayley a faticare sulle note di "The Angel and the Gambler" nella sua versione integrale, un'esperienza che, ve lo assicuro, tempra il carattere e ti fa apprezzare ancor di più il privilegio di assistere a una serata come quella che si è consumata ieri sera allo Stadio Giuseppe Meazza.

Perché se allora, con gli Helloween di "Better Than Raw" a fare da spalla, ci si accontentava di quel che passava il convento, stavolta i novanta minuti che i Maiden hanno regalato ai 45mila presenti hanno assunto i contorni dell'evento epocale, destinato a rimanere negli annali del rock tricolore per ragioni che vanno ben oltre la semplice qualità dell'esecuzione.

La notte che ha cambiato la storia del metal italiano

Mercoledì 17 giugno 2026 resterà una data cerchiata in rosso non solo per i fan della band di Steve Harris, ma per l'intera scena heavy nazionale, e lo dico senza timore di essere retorico: per la prima volta nella sua storia, lo stadio di San Siro ha ospitato un concerto metal, e a farlo sono stati proprio loro, gli artefici di mezzo secolo di musica che hanno trasformato il tempio del calcio nella "Scala del Metal", come qualcuno ha già ribattezzato l'impianto meneghino.

L'affluenza, circa 45mila spettatori, ha ampiamente smentito le fosche previsioni che nei mesi precedenti avevano dipinto un quadro di polemiche sui prezzi dei biglietti e di presunti fallimenti organizzativi; il dato, che segna il record assoluto di presenze per un concerto dei Maiden in Italia, è ancor più significativo se si considera che circa il dieci per cento del pubblico è arrivato dall'estero, a testimonianza dell'attrattiva internazionale dell'evento.

Una cavalcata nei primi nove album

La scaletta, come ampiamente anticipato, è una celebrazione dei primi cinquant'anni di carriera della band e, coerentemente con il titolo del tour "Run For Your Lives", attinge a piene mani dal repertorio compreso tra l'album omonimo del 1980 e "Fear of the Dark" del 1992, con l'eccezione di quest'ultimo che funge da ponte ideale tra le due epoche.

A dare il via alle danze sono state le note di "Murders in the Rue Morgue", seguite da "Wrathchild" e "Killers", un trittico iniziale che ha subito messo in chiaro le intenzioni della band, proseguendo poi con la monumentale "Phantom of the Opera" e i consueti cavalli di battaglia come "The Number of the Beast" e "Run to the Hills".

Tra le gemme più preziose per i fan di vecchia data spicca l'inserimento di "Infinite Dreams", brano tratto da "Seventh Son of a Seventh Son" che mancava dalle scalette dal lontano 1988, e la titanica "Rime of the Ancient Mariner", proposta nella sua versione integrale di quasi quattordici minuti, un viaggio epico che ha ipnotizzato il pubblico.

Uno show senza tempo

A rendere la serata ancora più speciale è stata la consapevolezza, palpabile nell'aria, di assistere a un momento di passaggio generazionale, con Dickinson che ha recentemente accennato a questioni legate all'età e alla forma vocale, ma che ieri sera si è dimostrato ancora una volta un frontman insostituibile, capace di correre e saltare da un lato all'altro del palco come se il tempo non fosse mai passato. a impreziosire il tutto c'è stata la pregevole apertura dei Trivium, che con i loro otto brani hanno scaldato il pubblico con un metalcore di alto livello, alternando momenti di grande violenza sonora a momenti più riflessivi, un degno antipasto per la portata principale che li attendeva.

E mentre il sole tramontava su Milano, il quartetto di chitarre ha dato vita a un tour de force di oltre due ore che ha attraversato le tappe fondamentali della loro carriera, con Dickinson che ha persino sventolato una bandiera italiana durante "The Trooper", cementando ancora di più il legame con i fan nostrani.

Un simbolo di resilienza

Se c'è una cosa che questa data ha dimostrato, al di là della perfezione tecnica o della scelta dei brani, è la straordinaria capacità di questa band di parlare a generazioni diverse, con un pubblico che spaziava dai coetanei dei musicisti fino ai ventenni che hanno scoperto i Maiden grazie alle piattaforme digitali.

A coronamento di una carriera che vanta oltre 130 milioni di dischi venduti e più di 2400 concerti in tutto il mondo, l'ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame, ufficializzato nelle scorse settimane, ha rappresentato la ciliegina sulla torta di un'annata già di per sé ricca di soddisfazioni per la band.

La data di San Siro, al di là del singolo evento, rappresenta quindi un punto di non ritorno per la musica metal in Italia, una legittimazione culturale che pochi avrebbero immaginato possibile fino a qualche anno fa, e che ieri sera si è materializzata sotto forma di un boato unanime, capace di squarciare il cielo milanese e di scrivere una pagina indelebile nella storia del rock italiano.

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