Unipol archivia il 2025 con un utile da record e rilancia la sfida nel risiko bancario

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo assicurativo bolognese ha chiuso l’esercizio 2025 con numeri che hanno superato le attese degli analisti, dimostrando una solidità patrimoniale fuori dal comune in un contesto di mercato che Carlo Cimbri, presidente di Unipol, non ha esitato a definire un “mondo di lupi”. La fotografia scattata ieri a Piazza Affari, dove il Titolo ha messo a segno un balzo dell’8,6% arrivando a quota 21,1 euro, racconta di una holding che ha saputo fare leva sulla propria posizione industriale per proteggersi dai margini del sistema e, anzi, dettare l’agenda del consolidamento finanziario italiano -7. L’utile netto consolidato si è attestato a 1,53 miliardi di euro, in crescita del 36,8% rispetto al 2024, mentre il risultato netto delle sole attività assicurative – depurato quindi dall’apporto delle partecipate bancarie – ha raggiunto 1,21 miliardi, con un incremento del 40,5% che testimonia la forza del core business -5.

A spingere i conti, spiega una nota diffusa dalla compagnia, sono stati il positivo andamento tecnico della gestione danni e i risultati della gestione finanziaria, oltre al contributo delle collegate bancarie. La raccolta diretta assicurativa ha superato i 17 miliardi di euro, sostenuta da una crescita del ramo Danni del 4,5% – che ha toccato quota 9,6 miliardi – e da un incremento ben più sostenuto nel Vita, salito del 20,6% fino a 7,8 miliardi -7. Il combined ratio, indicatore chiave della redditività tecnica nel settore assicurativo, è migliorato scendendo al 92,9%, con una flessione di 5,2 punti percentuali nel comparto auto che ora viaggia al 94,8%: un segnale inequivocabile di efficienza operativa e di capacità nel pricing delle polizze -1.

Dividendi in forte crescita e politica di remunerazione

Gli azionisti del gruppo presieduto da Carlo Cimbri potranno contare su una cedola da 1,12 euro per azione, in aumento del 31,8% rispetto agli 0,85 euro distribuiti l’anno precedente. Il monte dividendi complessivo ammonta a circa 804 milioni di euro, un importo che si inserisce in una traiettoria di lungo periodo: l’obiettivo cumulato per il triennio 2025-2027 resta fissato a 2,2 miliardi, un target che alla luce dei risultati appena conseguiti appare alla portata -7. Il dividend yield, calcolato sui prezzi correnti, si attesterebbe intorno al 5,7%, un rendimento che colloca Unipol tra i titoli più generosi del listino milanese e che spiega l’apprezzamento mostrato dagli investitori istituzionali e dal mercato retail.

La solidità patrimoniale del gruppo emerge con chiarezza dal solvency ratio consolidato, fermo al 233%, un livello che garantisce ampi margini di manovra per eventuali operazioni straordinarie e che sale addirittura al 281% se si considerano le sole attività assicurative -5. È questo il vero biglietto da visita con cui Unipol si presenta al tavolo del risiko bancario, un contesto in cui, come ha avuto modo di ripetere Cimbri in più occasioni, sopravvive chi dispone di capitale sufficiente per non farsi spingere ai margini del sistema -2.

Il consolidamento delle partecipazioni bancarie

Dietro i numeri da record del bilancio consolidato c’è anche il lavoro compiuto dal gruppo sul fronte delle partecipazioni creditizie, a cominciare dall’integrazione di Banca Popolare di Sondrio nell’orbita di Bper, un’operazione da oltre 5 miliardi conclusa la scorsa estate che ha ridisegnato gli equilibri del settore. Unipol, che controlla Bper con una quota intorno al 20% e che ha aderito all’offerta pubblica di scambio sulla Popolare di Sondrio, ha visto crescere il valore della propria esposizione nel credito, beneficiando al contempo delle sinergie distributive e della razionalizzazione dei costi che ogni aggregazione porta con sé -4. Escludendo l’apporto di queste due realtà, il risultato netto del gruppo si attesterebbe comunque a 1,2 miliardi, a dimostrazione di come la leva bancaria abbia agito da moltiplicatore ma non da elemento imprescindibile della redditività.

Nei primi nove mesi dell’anno, peraltro, l’utile netto consolidato aveva già mostrato una progressione del 54,7% su base annua, trainato proprio dagli effetti positivi dell’operazione su Sondrio e dalla crescita organica del ramo Salute, aumentato del 12,7% grazie alle performance sia del canale rate sia di quello retail -8. Il gruppo ha proseguito nell’implementazione del piano strategico “Stronger | Faster | Better”, che punta a consolidare la leadership nel comparto Danni e a sviluppare ulteriormente le reti di poliambulatori e il noleggio a lungo termine, settori in cui Unipol ha deciso di investire con decisione.

Il posizionamento strategico nel risiko finanziario

Se i conti del 2025 rappresentano una certificione di forza, la vera partita per Unipol si gioca sul terreno delle aggregazioni future. Cimbri ha recentemente blindato il perimetro di Bper, detenendo direttamente il 19,9% del capitale e un ulteriore 4,7% attraverso derivati, una struttura azionaria pensata per ridurre il flottante e rendere più complesso l’ingresso di soggetti esterni -10. In un contesto in cui Unicredit ha dimostrato di guardare con interesse a nuovi obiettivi dopo la vicenda Banco Bpm, la mossa difensiva del presidente di Unipol appare tutt’altro che casuale: l’obiettivo è preservare l’assetto attuale e al contempo mantenere la flessibilità necessaria per cogliere eventuali opportunità.

Durante l’inaugurazione della nuova sede istituzionale a Bruxelles, lo stesso Cimbri aveva del resto sottolineato come la probabilità di nuovi deal si fosse ridotta dopo le operazioni degli ultimi mesi, ma aveva anche aggiunto, con una battuta che non è passata inosservata, che “la vita è imprevedibile” -2. Parole che lasciano intendere come il gruppo intenda restare vigile, forte di una posizione di liquidità e di una redditività che pochi altri player in Italia possono vantare, in attesa di capire se e come evolveranno gli equilibri del settore.

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