Il killer di Cadrezzate, in fuga, apre un profilo Facebook
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre le forze dell'ordine setacciano senza sosta il Varesotto e le sponde del lago Maggiore, nella convinzione che non avrebbe potuto organizzare una simile latitanza senza solidi appoggi esterni, Elia Del Grande, l'uomo condannato per l'uccisione di padre, madre e fratello, ha scelto di mostrarsi attraverso un nuovo profilo Facebook. Dalla sua fuga, che prosegue ormai da più di una settimana, ha pubblicato l'immagine di un lago al tramonto, che alcuni ipotizzano possa essere quello di Monate, e la foto di un uomo con un tatuaggio di una farfalla sul basso ventre, simbolo tradizionalmente associato al concetto di libertà. La sua presenza digitale, una scelta audace e calcolata, si completa con la frase "Mai ipotecare il futuro", accompagnata dai simboli di una sfera di cristallo e di un'altra farfalla, quasi a voler tracciare un manifesto della sua nuova condizione di ricercato.
La lettera alla testata giornalistica e le accuse al sistema
In una missiva inviata a un giornale locale, con il quale aveva già intrattenuto corrispondenza in passato, Del Grande ha fornito la sua versione dei fatti, rigettando la definizione giuridica di "evaso". L'uomo, che aveva scontato ventisei dei trenta anni di reclusione inflittigli per la strage di Cadrezzate prima di essere affidato a una casa di lavoro in provincia di Modena, sostiene di essersi semplicemente "allontanato". Le sue motivazioni, che gli inquirenti valutano con estrema attenzione per ricostruire la premeditazione dell'azione, si concentrano su una forte critica verso la struttura che lo ospitava, ritenuta, a suo dire, inadeguata al compito di preparare i detenuti a un reinserimento nella società. Una giustificazione che, però, non modifica la sua posizione di fronte alla legge, che lo considera tecnicamente un fuggitivo.
Le indagini sulla fuga e la caccia ai possibili complici
Le investigazioni procedono su un doppio binario, poiché non ci si limita a cercare l'uomo, ma si indaga approfonditamente sulle dinamiche che ne hanno resa possibile la scomparsa. Gli agenti sono al lavoro per identificare chi, consapevolmente o meno, possa avergli garantito quegli aiuti senza i quali, secondo gli investigatori, una latitanza così prolungata non sarebbe stata fattibile. I sospetti, come spesso accade in casi del genere, si appuntano sulla possibilità che Del Grande abbia utilizzato l'eredità familiare per comprare silenzi, procacciarsi documenti falsi o assicurarsi nascondigli sicuri, creando una rete di supporto che gli permette di sfuggire alla cattura.
Le ricerche sul territorio e il ritorno nei luoghi del passato
Nonostante le ricerche si siano estese anche in Sardegna, regione dove l'uomo aveva già tentato una fuga in precedenza, il cuore delle operazioni rimane saldamente radicato nel Varesotto. È lì, infatti, nell'area geografica che fa da tragico sfondo al delitto originario, che gli sforzi delle forze dell'ordine si intensificano, nella convinzione che il fuggitivo possa cercare rifugio in territori a lui conosciuti. La scelta di pubblicare la foto di un lago, un elemento paesaggistico che caratterizza profondamente quella zona, viene interpretata non come un semplice sfondo, ma come un possibile, ambiguo messaggio legato alla sua sfera emotiva e ai suoi ricordi.




