Luis Enrique e l’amicizia con Bisceglia, il professore di italiano che ha conquistato la Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   BUDAPEST. La terza Champions League della carriera, la seconda consecutiva sulla panchina del Paris Saint-Germain, è stata vinta ai rigori contro l’Arsenal, e Luis Enrique, nell’immediatezza del fischio finale, non ha trovato gesto più naturale che afferrare il microfono per ringraziare un italiano, un professore di lingua incontrato quindici anni fa a Trigoria. mediaset +3

L’allenatore spagnolo, entrato ormai nel ristretto club dei tecnici capaci di sollevare la coppa per tre volte, ha voluto dedicare il successo a Claudio Bisceglia, la figura che – tra una lezione di vocabolario e una chiacchierata sui giornali del mattino – lo aveva aiutato a orientarsi nel caos della sua unica, travagliata stagione sulla panchina della Roma. mediaset +3

“Devo ringraziare il mio caro amico Claudio Bisceglia, il mio insegnante romanista”, ha dichiarato a caldo il tecnico ai microfoni di Sky Sport, rinnovando un gesto che non era affatto una novità, perché lo stesso pensiero era già volato a Berlino nel lontano 2015, quando il Barcellona della MSN aveva sbancato la finale contro la Juventus. sky +3

Il legame nato sulle montagne di Brunico e l’uomo che parla cinque lingue

L’avventura giallorossa di Luis Enrique, quella del 2011, fu breve e tutt’altro che gloriosa, ma bastarono pochi giorni nel ritiro di Riscone di Brunico perché nascesse quel rapporto speciale con l’interprete che la società aveva messo a disposizione dello staff. repubblica +3

Bisceglia, che a distanza di anni sarebbe stato definito un “fenomeno” da José Mourinho e “la scatola nera” del club per la sua riservatezza, parlava correntemente spagnolo, inglese, portoghese e olandese, e si trovò a dover tramutare non solo le parole, ma la cultura calcistica italiana al nuovo tecnico. calciomercato +3

Le lezioni non finivano mai: al mattino si sfogliavano i quotidiani analizzando i termini specifici del calcio nostrano, la sera si guardavano le telecronache, e in mezzo a tutto questo l’uomo di Manfredonia – romanista doc nonostante un padre milanista – costruiva un ponte umano che ha resistito al tempo e alla distanza geografica. corriere +3

Il fatto che un professionista della sua levatura, ora punto di riferimento anche per i proprietari americani del club tra Pallotta e i Friedkin, custodisca gelosamente la propria privacy rende ancora più significativo il fatto che accetti di diventare, seppur a malincuore, protagonista della scena mondiale per volere di un amico. forzaroma +3

Un back to back da leggenda e il posto nella storia accanto ai giganti

La vittoria nella finale di Budapest, decisa dagli errori dal dischetto di Eze e Gabriel dopo l’1-1 firmato da Havertz e Dembélé, non serve solo ad allungare l’era d’oro del Paris Saint-Germain, ma proietta Luis Enrique in una dimensione statistica riservata ai pochi eletti. forzaroma +3

Con tre Champions League all’attivo – quella del 2015 col Barcellona e le due consecutive con i francesi nel 2025 e 2026 – il catalano aggancia nel palmarès mostri sacri come Pep Guardiola, Zinedine Zidane e Bob Paisley, rimanendo a questo punto a due lunghezze dal primato assoluto detenuto da Carlo Ancelotti (fermo a cinque). calciomercato +3

Se da un lato il club parigino lo ha blindato con un contratto faraonico per cercare di inseguire il record del Real Madrid, dall’altro lato è proprio l’elemento umano, quella dedica spontanea e lontana dai radar del business, a raccontare meglio di qualsiasi statistica il peso specifico di questo traguardo. calciomercato +3

L’ex allenatore della Roma ha preso un gruppo considerato alla stregua di un semplice “album di figurine” e l’ha trasformato in una macchina formidabile, capace di realizzare quel famoso back to back che non si vedeva dai tempi del triennio magico di Zidane con i Blancos. gazzetta +3

Il professore “romanista” che spezza la regola del silenzio

E mentre a Budapest si festeggiava, Claudio Bisceglia – che di questo successo è stato reso partecipe suo malgrado – imbarazzato cercava di schivare le domande, anche se quella sera schivarle era davvero impossibile. “Non ho molto da dire su me e Lucho.

La storia la conoscete”, avrebbe ripetuto forse, lui che è abituato a restare nell’ombra, a fare da tramite nelle trattative con gli allenatori (da Gasperini a Mourinho) senza mai rubare la scena. repubblica +3

La dedica pubblica del tecnico spagnolo, arrivata a undici anni di distanza da un gesto simile, non fa che certificare un’intesa rara: quella tra chi insegna le parole e chi, quelle parole, le trasforma in gesti tecnici da campione assoluto.

Al di là delle cifre del contratto da venti milioni e degli scenari di calciomercato, è questa la vera eredità di una notte magica: la certezza che per quanto uno possa salire in alto, non dimentica mai chi lo ha aiutato a capire la prima frase nella nuova lingua. sky +3

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