Fincantieri, shopping da un miliardo nel settore subacqueo: acquisite quattro aziende hi-tech
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Redazione Economia
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Fincantieri ha deciso di puntare con decisione sull'economia dei fondali marini, un settore in fortissima espansione che vale circa 155 miliardi di euro a livello globale e cresce a un tasso annuo del 30 per cento. Il colosso della cantieristica navale italiana ha infatti perfezionato in un'unica soluzione quattro acquisizioni, investendo 600 milioni di euro per rilevare il controllo di altrettante aziende nazionali altamente specializzate: Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm.
L'operazione, che a regime mobiliterà risorse per oltre un miliardo di euro, è stata annunciata ieri mattina e punta a creare il primo gruppo europeo integrato nel campo della subacquea, capace di coprire l'intera filiera che va dalla rilevazione dei fondali alla posa di cavi per dati ed energia, fino ai sistemi militari e alla ricerca di materiali rari.
Un polo unico per la filiera subacquea
L'operazione si inserisce in un disegno industriale chiaro: fare sistema attorno a un nucleo di competenze già presenti in Fincantieri, come quelle della bergamasca Remazel, che conta 200 dipendenti tra Chiuduno e Trieste e rappresenta una delle realtà «senior» del gruppo, e innestare su questa base le nuove società per creare un soggetto verticalmente integrato. Next Geosolutions, che è quotata su Euronext Growth Milan, è un player internazionale di primo piano nel campo delle geoscienze marine e dei servizi di supporto alle costruzioni offshore.
Le altre tre aziende, WSense, Graal Tech e Defcomm, portano in dote competenze complementari nei sistemi di comunicazione subacquea, nell'ingegneria per ambienti estremi e nella difesa, completando un quadro che ambisce a posizionare il gruppo come punto di riferimento per la componente sommersa delle infrastrutture critiche e della sicurezza.
La strategia di Fincantieri
La scelta di Fincantieri, che già da tempo guarda con attenzione al mercato della difesa e delle tecnologie marine, è quella di anticipare la domanda in un comparto che sta vivendo una crescita esplosiva, trainata sia dalla transizione energetica – con la moltiplicazione dei parchi eolici offshore – sia dalla necessità di proteggere e implementare le reti di cavi sottomarini per la trasmissione di dati, un patrimonio strategico per le economie digitali.
L'integrazione delle quattro società, di cui Fincantieri acquisirà quote di controllo destinate ad aumentare nel tempo, è vista come il primo passo verso la costruzione di un campione nazionale in grado di competere con i grandi gruppi internazionali in un mercato dove l'Italia può vantare competenze ingegneristiche e cantieristiche di eccellenza.
L'investimento complessivo, che supererà il miliardo una volta a regime, testimonia la volontà di non lasciarsi sfuggire un'occasione di sviluppo che interseca geopolitica, innovazione tecnologica e nuove frontiere dell'estrazione mineraria sottomarina.
La reazione dei mercati
L'annuncio delle acquisizioni ha scosso positivamente il titolo Fincantieri a Piazza Affari, in una giornata di chiusura mista per le Borse europee. Dopo aver beneficiato di un allentamento delle tensioni geopolitiche e del calo del petrolio, i listini del Vecchio Continente hanno mostrato un'impostazione prudente in attesa della stagione degli utili, ma il titolo del gruppo triestino ha segnato un balzo significativo, confermando l'apprezzamento del mercato per un'operazione che allarga gli orizzonti industriali dell'azienda.
Gli analisti vedono nella creazione di questo polo subacqueo un elemento in grado di diversificare il portafoglio ordini e di aumentare il valore aggiunto delle attività, soprattutto in un momento in cui i margini della cantieristica tradizionale sono sotto pressione per l'aumento dei costi delle materie prime.




