Hamas consegna altri due corpi, ma le salme rimanenti sono difficilmente raggiungibili

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con la consegna delle ultime due salme, avvenuta ieri sera, sale a nove il numero dei corpi degli ostaggi riconsegnati da Hamas a Israele. Il gruppo palestinese, che aveva già trasferito altre quattro salme dopo le pressioni israeliane, comunica ora di richiedere “grandi sforzi e attrezzature speciali per la ricerca” per localizzare i restanti diciannove. Afferma, inoltre, di stare agendo per risolvere un problema logistico che rallenta le operazioni, lasciando intendere che i corpi non si troverebbero in luoghi di semplice accesso.

La reazione di Trump e la situazione sul campo

Mentre alti funzionari americani garantiscono che Hamas “intende rispettare l’accordo” sui corpi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che, qualora l’intesa non venisse rispettata, “le forze israeliane potrebbero tornare in campo non appena lo dirò io”. Intanto, nella Striscia di Gaza, la tregua, seppur in bilico, permette segnali di una parziale ripresa della vita quotidiana; nei mercati, infatti, ricompaiono alcuni generi alimentari, come frutta e verdura, che erano diventati merce rara.

La questione del valico di Rafah

Israele ha precisato che l’apertura del valico di Rafah, al centro di numerose attese, sarà annunciata in un “secondo momento”. L’agenzia israeliana Cogat ha dichiarato che i preparativi con l’Egitto per permettere il transito delle persone sono in corso, ma senza una data definita. Gli aiuti umanitari, che sono una necessità impellente per la popolazione, continueranno a entrare attraverso altri punti di accesso, tra i quali quello di Kerem Shalom, escludendo per il momento il passaggio da Rafah.

Le difficoltà nei negoziati

Una fonte egiziana, citata da un quotidiano, ha rivelato che i negoziati per la seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco “non sono ancora iniziati praticamente, ma solo teoricamente”. Le ragioni di questo stallo vengono attribuite alle difficoltà operative sul terreno e a quello che viene definito come lo sfruttamento israeliano di alcune falle nell’intesa, prima fra tutte la mancata restituzione integrale dei corpi degli ostaggi, un elemento che continua ad alimentare tensioni e incertezze.

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