Raid israeliani nel sud del Libano, quattro vittime. Attacco iraniano a un drone Usa nello Stretto di Hormuz

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione in Medio Oriente non accenna a diminuire, anzi, si arricchisce di nuovi e preoccupanti capitoli che coinvolgono direttamente Libano, Israele, Iran e Stati Uniti. Nelle ultime ore, l'esercito israeliano ha condotto una serie di raid aerei nel sud del Libano, causando almeno quattro vittime, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato un attacco contro un drone navale statunitense nello Stretto di Hormuz, in un’escalation che coinvolge direttamente le potenze militari della regione.

Nuovi raid israeliani in Libano: l’Idf risponde agli attacchi con droni di Hezbollah

Stando a quanto reso noto da fonti ufficiali, i raid israeliani hanno preso di mira diverse località della regione di Nabatieh, nel sud del Libano, colpendo abitazioni e altre strutture. Il ministero della Salute libanese ha riferito della morte di quattro persone, due delle quali donne, in questi attacchi, aggiungendo che si contano numerosi feriti, tra cui alcuni bambini.

Secondo Al Jazeera, l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per il villaggio di Arab Salim intorno alle 6 del mattino, ora locale, prima di condurre i bombardamenti che hanno provocato la morte di due donne in quella località. Le incursioni sono state condotte anche su Nabatiyé el-Faouqa, dove hanno perso la vita altre due persone, mentre i feriti in diversi luoghi sono almeno venti, comprese donne e bambini.

Israele ha dichiarato che si tratta di una risposta al lancio di due droni da parte di Hezbollah contro i soldati dell’Idf che erano in servizio nella zona di sicurezza al confine. L’esercito israeliano ha riferito di aver aperto il fuoco contro i droni, distruggendone uno e senza subire perdite tra le sue file, definendo l’azione di Hezbollah una “palese violazione”. In una nota diffusa su Telegram, l’Idf ha precisato che i suoi soldati “continueranno a operare nella zona di sicurezza con l'obiettivo di rimuovere ogni minaccia nei confronti dei civili e dei militari israeliani”.

Le incursioni di oggi giungono a pochi giorni da un’altra serie di raid israeliani nel sud del Libano, che venerdì avevano già provocato quattro vittime e ventitré feriti, sebbene in quell’occasione non fosse stato emesso alcun preavviso di evacuazione.

Le Guardie Rivoluzionarie attaccano un drone statunitense nello Stretto di Hormuz

Sul fronte orientale, le tensioni marittime si sono intensificate con l’annuncio delle Guardie Rivoluzionarie iraniane di aver attaccato un drone navale statunitense che stava tentando di entrare nello Stretto di Hormuz. La notizia, diffusa dalla televisione di Stato Irib, cita un comunicato in cui le forze navali della Guardia rivoluzionaria islamica dichiarano di aver preso di mira il mezzo militare americano mentre cercava di accedere all’area protetta dello Stretto, un passaggio strategico cruciale per il traffico petrolifero mondiale.

Il comunicato iraniano, che definisce l’azione “eroica”, non fornisce ulteriori dettagli sull’entità dell’attacco o sui danni eventualmente riportati dal drone statunitense. Questo episodio si inserisce in un contesto di continue schermaglie nella regione, con Teheran che ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta alle sanzioni occidentali, mentre gli Stati Uniti mantengono una presenza militare costante per garantire la libertà di navigazione.

L’attacco rappresenta l’ultimo di una serie di incidenti che vedono contrapposte le forze iraniane e quelle statunitensi nelle acque del Golfo, aumentando il rischio di un conflitto aperto in uno dei punti nevralgici del commercio energetico globale.

Il piano di Trump per il Medio Oriente e le parole di Panetta

Mentre la situazione sul campo si fa sempre più complessa, dietro le quinte l’amministrazione Trump sta elaborando un vasto piano strategico per la fase successiva alla guerra con l’Iran, con l’obiettivo di ridisegnare gli equilibri di potere dell’intera regione.

Secondo quanto riportato dal sito Axios, che cita funzionari statunitensi, il piano si articola su tre assi principali: il rafforzamento del contenimento di Teheran attraverso una maggiore coesione tra gli alleati regionali di Washington; il rilancio del percorso di normalizzazione tra Israele e i Paesi arabi, in particolare l’Arabia Saudita; e la gestione delle conseguenze del conflitto a Gaza e della crisi in Siria.

Lo stesso presidente Trump, in dichiarazioni riservate, avrebbe parlato della volontà di realizzare “qualcosa di molto più grande” in Medio Oriente una volta conclusa la guerra con l’Iran, indicando la portata ambiziosa del progetto in fase di definizione da parte dei suoi consiglieri.

A gettare un’ombra su queste prospettive a lungo termine è però l’analisi dell’ex ministro della Difesa americano Leon Panetta, il quale, in un’intervista al Guardian, ha dipinto uno scenario ben più cupo per il conflitto in corso. Panetta ha dichiarato che la guerra in Iran si prolungherà per almeno altri sei mesi, rischiando di trasformarsi in una "forever war" in Medio Oriente, un conflitto senza fine simile a quelli in Iraq e Afghanistan.

"Non è un mistero che l'Iran e gli Stati Uniti siano in una terribile impasse e che ci siano poche opzioni per mettere fine al conflitto", ha spiegato l’ex capo del Pentagono, mettendo in guardia anche sulle turbolenze interne al Dipartimento della Difesa e sulla struttura di comando, che a suo dire invierebbero un messaggio di debolezza agli avversari di Washington.

Rotazione dei caccia statunitensi e pressione militare su Teheran

In parallelo agli sforzi diplomatici e alle valutazioni sul futuro del conflitto, l’apparato militare statunitense sta procedendo a una significativa rotazione dei propri squadroni di caccia in Medio Oriente. Questa mossa, finalizzata a sostenere la campagna di pressione a tempo indeterminato contro l’Iran, prevede il rientro di unità che avevano superato il consueto periodo di permanenza di sei mesi e l’arrivo di nuovi reparti, come gli F-16 del 180th Fighter Wing della Guardia Nazionale Aerea dell’Ohio, avvistati in transito nelle scorse ore.

Tra le unità che stanno facendo ritorno a casa figurano il 158th Fighter Wing del Vermont, equipaggiato con caccia F-35 Lightning II, e gli F-16 del 555th Fighter Squadron, con base ad Aviano, in Italia, che erano stati dispiegati in Medio Oriente rispettivamente dallo scorso dicembre e novembre.

La presenza militare statunitense, che comprende anche la portaerei USS Abraham Lincoln recentemente attraccata in Thailandia dopo nove mesi in mare, rimane elevata, a testimonianza dell’impegno di Washington nel contenere le capacità offensive iraniane e nel proteggere le rotte marittime vitali, in un contesto di continua tensione che non mostra segni di cedimento.

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