Garlasco, il mistero del dna sul tampone di Chiara Poggi: tra contaminazioni e nuove ipotesi
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Redazione Interno
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Nonostante il silenzio imposto dalla procura di Pavia – guidata da Fabio Napoleone – per non compromettere le indagini, emergono nuovi dettagli sull’esame del tampone orofaringeo di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nel 2007. La genetista Denise Albani, incaricata dal gip, ha riscontrato la presenza di un profilo maschile sconosciuto, denominato “Ignoto 3”, in uno dei cinque campioni analizzati. Un altro campione, invece, contiene tracce compatibili con il dna dell’assistente del medico legale Dario Ballardini, che partecipò all’autopsia. Gli altri tre, però, sono risultati illeggibili, alimentando dubbi sulle procedure seguite.
La scelta di utilizzare una garza invece di un tampone sterile – una prassi atipica – solleva interrogativi sulla possibilità di contaminazioni, come sottolineato dall’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, ex fidanzato della vittima e inizialmente condannato per l’omicidio. «È evidente che ci siano state interferenze», ha dichiarato, senza però entrare nel merito delle responsabilità. Lovati, del resto, è convinto che a uccidere Chiara sia stato un sicario assoldato da un’organizzazione criminale, ipotesi che riapre scenari finora mai approfonditi.
La Poggi, secondo questa ricostruzione, avrebbe scoperto informazioni riservate nei mesi precedenti la morte, tanto da spingere qualcuno a eliminarla. Sebbene non vi siano prove definitive, la teoria del killer professionista – definito da Lovati «uno 007» – aggiunge un tassello inquietante a un caso che, dopo quasi vent’anni, continua a dividere giudici e opinione pubblica. Intanto, la conferma del dna estraneo riaccende i riflettori sulle indagini, mentre la magistratura valuta se approfondire le incongruenze emerse.




