Femminicidio a Milano, l'ultimo messaggio di Pamela: «È entrato, ho paura»
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Redazione Interno
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La telefonata con un ex fidanzato, un confidente a cui aveva appena confessato la solitudine ma anche la ferma decisione di non tornare con l’uomo da cui era fuggita, si interruppe di colpo, alle 21.22 di martedì scorso, gettando nel panico l’amico che, ascoltando quel silenzio improvviso, non poteva immaginare il terrore che già si era materializzato nell’appartamento di via Iglesias. Pamela Genini, modella e imprenditrice di ventinove anni, stava vivendo i suoi ultimi, tragici minuti, sotto gli occhi impotenti di alcuni vicini che, come è emerso, avrebbero assistito alla scena senza poter intervenire per fermare la furia omicida.
La spirale di violenze e le minacce alla famiglia
Quella che si è consumata in poco più di mezz’ora non è stata una lite occasionale, bensì l’epilogo di un incubo protrattosi per un intero anno, un periodo durante il quale le botte erano diventate una consuetudine tanto che, secondo quanto ricostruito, le prime violenze fisiche erano cominciate addirittura due mesi dopo l’inizio della relazione, in una vacanza all’Elba dove l’uomo avrebbe tentato di lanciarla da un balcone. Più Pamela Genini cercava di allontanarsi, più Gianluca Soncin, l’imprenditore cinquantaduenne con cui aveva condiviso la sua vita, inaspriva i suoi comportamenti, fino a minacciare esplicitamente non solo lei ma anche i suoi cari, promettendo che avrebbe ucciso sua madre, una pressione psicologica che la portava a vivere in un clima di costante paura e che, probabilmente, le impediva di denunciare quanto stesse accadendo, per un istinto di protezione verso la famiglia.
L'agguato fatale e le testimonianze raccolte
L’ultimo, disperato tentativo di comunicazione della donna si è concretizzato in un messaggio inviato proprio a quell’ex fidanzato con cui era al telefono fino a pochi istanti prima: «È entrato, ho paura», le poche, agghiaccianti parole che hanno preceduto l’agguato. In procura, dove la chiamata è stata ascoltata, si è potuto ricostruire la dinamica dei fatti che hanno portato all’omicidio, compiuto con un coltello da caccia e con ventiquattro fendenti, mentre i vicini, secondo alcune dichiarazioni, la vedevano inginocchiata, in una posizione di supplica. L’amico, dal canto suo, ha espresso tutto il suo rammarico per non essere riuscito a salvarla, definendo l’assassino “un mostro” e ricordando come la vittima sapesse, ormai, che la situazione sarebbe potuta finire in tragedia.
Il ricordo di Pamela e il silenzio con i familiari
Chi la conosceva descrive Pamela Genini come una persona intrappolata in una relazione tossica, dalla quale cercava con tutte le forze di uscire, trovando il coraggio di lasciare il compagno pur essendo consapevole dei rischi che ciò comportava. Una determinazione, la sua, che però non è bastata a sottrarla al suo destino. Un dettaglio che colpisce, e che emerge dalle parole del fratello Nicola, è il fatto che la giovane non avesse mai parlato con lui di Gianluca Soncin, quasi a voler scindere completamente quella parte della sua vita, così dolorosa e pericolosa, dall’affetto e dalla normalità dei legami familiari, un silenzio che oggi pesa come un macigno e che delinea i contorni di una solitudine sopportata in silenzio fino all’ultimo, terribile istante.




