Becker: "Stavo per diventare coach di Sinner. In carcere ho perso tutto, ma mi è rimasto il carattere"
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Redazione Sport
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Boris Becker, la cui vita ha conosciuto vette inarrivabili e abissi profondissimi, ha rivelato in un'intervista un retroscena che avrebbe potuto cambiare il corso del tennis italiano. L'ex campione tedesco, che ora risiede a Milano, ha svelato di essere stato molto vicino a ricoprire il ruolo di allenatore di Jannik Sinner dopo la rottura, avvenuta nel gennaio 2022, con Riccardo Piatti. "Credevo fosse un segreto, non ne ho mai parlato", ha affermato Becker, spiegando come in quel frangente, a soli due mesi dalla sentenza del tribunale di Londra che lo avrebbe condannato, la sua situazione personale fosse troppo precaria per assumersi un impegno di tale portata. Conscio della responsabilità verso un talento così promettente e non volendo in alcun modo lasciarlo in balia degli eventi, l'ex numero uno al mondo gli indicò la strada che, di lì a poco, avrebbe portato Darren Cahill a guidare l'ascesa del tennista di San Candido verso i vertici del ranking mondiale.
Il periodo più buio e la paura dietro le sbarre
Becker, che ha recentemente raccontato la sua esperienza nel libro "Inside", si è soffermato con franchezza sui mesi trascorsi in carcere, un periodo che definisce di pura sopravvivenza. "Quando perdi tutto — la libertà, il denaro, le persone che ami — l’unica cosa che resta è il carattere", ha dichiarato, sottolineando come sia stata proprio la sua indole a permettergli di non cedere. All'interno di quel mondo, che descrive come governato più dai detenuti che dalle guardie e del quale "nessuno ha idea di cosa succeda lì dentro", ha confessato di aver provato paura in due occasioni specifiche, temendo per la propria vita. Nonostante la durezza di quell'esperienza, che in Italia — ha osservato — avrebbe probabilmente comportato una semplice multa, Becker ha affermato con una sicurezza che sembra incrollabile: "Puoi gettarmi ovunque: troverò il modo di venirne fuori".
Una nuova vita e lo sguardo sul tennis moderno
Oggi, a due anni dal suo rilascio, l'ex tennista ha costruito una nuova esistenza in Italia insieme alla moglie Lilian, in attesa del loro primo figlio, trovando una dimensione lontana dai riflettori che per decenni lo hanno accompagnato. Questo cambiamento non gli ha però fatto perdere lo sguardo critico sul mondo che ha dominato da giovane. Becker ha espresso un giudizio netto sui tennisti contemporanei, affermando che molti di loro "non sanno nulla di politica né del Paese che rappresentano", in un'epoca in cui l'individualismo sembra prevalere su ogni altra cosa. Ha inoltre smentito con decisione una vecchia leggenda metropolitana del circuito, quella secondo cui Andre Agassi studiasse il suo servizio, liquidandola come una "balla" e ricordando come al collega americano, originario di Las Vegas, piacessero piuttosto le favole.
La rivelazione sul mancato accordo con Sinner
Il cuore dell'intervista ruota attorno alla rivelazione più significativa, quella che lega il suo destino a quello di Jannik Sinner in un momento cruciale per entrambi. Becker ha ricostruito quei giorni con precisione, evidenziando il paradosso di un campione che, pur desiderando prendere in mano le redini di un talento così straordinario, si trovava nell'impossibilità di farlo a causa di un futuro giudiziario incerto. La sua scelta, dettata da un senso di responsabilità professionale e quasi paterna, fu quindi quella di declinare l'offerta ma di indicare un nome alternativo, quello di Darren Cahill, che si è poi rivelato fondamentale per la crescita di Sinner. Una decisione presa da uomo, prima che da coach, in un periodo in cui, come ha tenuto a specificare, "ero sempre io, anche da detenuto".




