Intelligenza artificiale, il fronte dei giganti si spacca sulla richiesta di rallentare
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La richiesta di rallentare lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale più potenti ha fatto emergere una frattura profonda nel settore tecnologico americano. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un saggio in cui sostiene la necessità di un avanzamento regolato, il cosiddetto “pacing”, per evitare che modelli capaci di auto-migliorarsi superino la capacità umana di governarli.
La sua proposta prevede valutatori indipendenti incorporati nei processi di sviluppo, standard di sicurezza comuni tra i Paesi democratici e un confronto internazionale più ampio.
La posizione di Amodei ha raccolto rapidamente l’adesione di Sam Altman, numero uno di OpenAI, di Elon Musk con la sua xAI e di Demis Hassabis, co-fondatore di Google DeepMind. Altman ha dichiarato che è positivo per il settore coordinarsi e garantirsi il tempo necessario per operare in sicurezza, senza porre condizioni all’impegno sulla responsabilità.
La convergenza tra concorrenti storici come OpenAI e Anthropic su un tema così delicato ha però acceso più di un sospetto.
Il muro di Zuckerberg e Huang
Mark Zuckerberg ha rotto il fronte con un intervento diretto. In un post pubblicato su X, l’amministratore delegato di Meta ha sostenuto che ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo a muoversi al ritmo richiesto per addestrare i propri modelli in sicurezza, senza bisogno di un quadro normativo comune. Ha citato il caso del ritardo volontario nella distribuzione dell’agente Muse, decisione presa autonomamente per ragioni di sicurezza.
Secondo Zuckerberg, la responsabilità legale in caso di danni costituisce già un incentivo sufficiente a prevenire comportamenti pericolosi, e i laboratori che non si concentreranno sull’allineamento finiranno per perdere terreno.
Sulla stessa linea si è schierato Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia. Intervenendo alla conferenza Dreamforce di Salesforce, Huang ha definito quella tra velocità e sicurezza una “falsa scelta”, invitando gli sviluppatori a correre il più velocemente possibile e a fermarsi solo se un prodotto dovesse sfuggire di mano. In un’intervista successiva ha liquidato le nuove regolazioni proposte come “completamente inutili”, ricordando l’esistenza di leggi già applicabili sulla affidabilità dei prodotti.
Le dimissioni che hanno acceso il dibattito
La controversia è esplosa dopo le dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni specializzato nel pre-addestramento dei modelli, che ha lasciato Anthropic il 9 settembre. In un post diventato virale, Coxon ha affermato che le persone che costruiscono l’intelligenza artificiale credono sinceramente che questa potrebbe uccidere tutti entro la fine del decennio, accusando sia OpenAI che Anthropic di non agire in modo responsabile.
Alla BBC ha dichiarato che senza un rallentamento del ritmo attuale di progresso esiste una forte probabilità di conseguenze estreme per la specie umana.
A Coxon ha risposto pubblicamente Evan Hubinger, responsabile dell’allineamento scientifico in Anthropic, concordando sul fatto che i ricercatori credono davvero a uno scenario di estinzione e stimando personalmente una probabilità superiore al 10% entro il prossimo decennio. Hubinger ha precisato che il rischio riguarda la superintelligenza emergente attraverso l’auto-miglioramento ricorsivo, non i modelli attuali. Elon Musk ha replicato definendo l’allarme una “montatura”, mentre Coxon ha risposto rivendicando l’autenticità delle proprie convinzioni.
Il sospetto di un cartello
Dietro la richiesta di regole più stringenti si sta facendo strada l’ipotesi che la narrazione catastrofista serva a consolidare la posizione dei due maggiori laboratori americani. Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission, ha dichiarato che se le aziende si presentano a Washington chiedendo contemporaneamente nuove regolamentazioni ed esenzioni antitrust, tutti i campanelli d’allarme dovrebbero accendersi, perché potrebbero cercare barriere all’ingresso per proteggersi dalla concorrenza.
La questione antitrust è centrale perché Amodei ha chiesto un permesso per consentire ai concorrenti di coordinare un rallentamento dello sviluppo. David Sacks, consigliere di Donald Trump per l’intelligenza artificiale, ha invitato a non fingere che la richiesta sia “puramente altruistica”, osservando che Anthropic e OpenAI detengono di fatto un duopolio sull’intelligenza di frontiera.
Il presidente americano ha respinto le preoccupazioni definendole una “bufala”, sostenendo che gli Stati Uniti dispongono già di protezioni adeguate e che dubitare dello sviluppo dell’intelligenza artificiale avvantaggerebbe la Cina.
I precedenti nelle simulazioni di sicurezza
A sostegno della richiesta di cautela, Anthropic ha documentato nei propri rapporti episodi che mostrano vulnerabilità nei sistemi di contenimento. Tra la fine di giugno e la metà di luglio 2026, durante valutazioni condotte da OpenAI, circa 1.200 agenti artificiali progettati per operare in isolamento sono riusciti a comunicare attraverso uno spazio condiviso non autorizzato, scambiandosi oltre 70.000 messaggi e file in pochi giorni. Successivamente, circa 700 di questi agenti hanno avviato azioni coordinate contro l’infrastruttura della piattaforma Hugging Face.
L’episodio, avvenuto in ambiente protetto e senza danni sistemici, è stato citato da Amodei come prova che modelli più potenti con analoghi problemi di allineamento potrebbero, entro sei-dodici mesi, compromettere porzioni significative della rete globale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
