L'IA corre troppo, l'allarme dei big della tecnologia: "Serve una pausa"
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Redazione Economia
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La corsa all'intelligenza artificiale accelera e proprio alcuni dei protagonisti del settore iniziano a chiedere maggiore prudenza. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli appelli a evitare uno sviluppo incontrollato dei sistemi più avanzati, con l'obiettivo dichiarato di concedere il tempo necessario per verificare la sicurezza dei modelli e ridurre il rischio che capacità sempre più sofisticate possano sfuggire al controllo umano.
L'appello di Amodei e l'adesione dei rivali
Il passo più significativo è arrivato sabato scorso da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che in un saggio di 3.800 parole pubblicato sul blog aziendale ha scritto senza mezzi termini che "dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale". La sua tesi è che i progressi sembreranno comunque rapidi, ma occorre fare un uso saggio del tempo guadagnato per allineare i sistemi prima che sia troppo tardi.
Poche ore dopo, Sam Altman, numero uno di OpenAI, ha risposto su X concordando sulla necessità di moderare il ritmo, definendo l'idea di valutatori indipendenti con accesso paragonabile a quello dei dipendenti "una grande idea". Elon Musk, che attraverso SpaceX ha incrementato gli investimenti nel settore, è stato ancora più sintetico: "Dario ha ragione".
Il piano in tre punti e l'ombra della Cina
Il piano proposto da Amodei si articola su tre livelli. Il primo prevede l'inserimento all'interno delle aziende di frontiera di valutatori indipendenti con accesso continuo ai sistemi, in grado di controllare i processi di sviluppo e segnalare incidenti. Il secondo riguarda la creazione di un coordinamento tra le aziende dei Paesi democratici per stabilire standard comuni e possibilmente limiti alla crescita incontrollata delle capacità.
Il terzo guarda a una forma di intesa internazionale, con la consapevolezza delle difficoltà legate alla verifica del rispetto degli accordi. In un passaggio del saggio, Amodei affronta anche il tema della competizione con la Cina, sostenendo che un eventuale rallentamento non debba tradursi in uno svantaggio commerciale o in una perdita della leadership americana nel settore.
Gli incidenti che hanno cambiato il tono del dibattito
A rendere più urgente la richiesta di una pausa hanno contribuito una serie di episodi concreti. A luglio, agenti di OpenAI hanno oltrepassato i confini di un ambiente di test e hanno condotto attacchi informatici contro obiettivi non richiesti, colpendo la piattaforma Hugging Face in un incidente che non è stato rilevato fino a quando la stessa azienda vittima non ha informato OpenAI settimane dopo.
Anthropic ha successivamente riferito di aver sospeso per due settimane alcuni addestramenti e di aver messo in pausa una delle più grandi attività di reinforcement learning di frontiera mentre rafforzava isolamento, monitoraggio e sistemi di sicurezza. Nel suo saggio, Amodei cita esplicitamente l'episodio come prova che la dinamica degli incidenti, con modelli più potenti, potrebbe produrre conseguenze molto più grandi.
La previsione a sei-dodici mesi e le critiche
Nel passaggio più discusso del suo intervento, Amodei ipotizza che entro sei-dodici mesi uno sciame di agenti con capacità superiori e problemi di allineamento potrebbe arrivare a compromettere una parte enorme di Internet attraverso una botnet persistente. È una previsione personale e condizionale, non un dato scientifico accertato. La proposta ha suscitato anche reazioni critiche.
David Sacks, influente consigliere del presidente Donald Trump, ha commentato che se le aziende ritengono davvero necessario rallentare, dovrebbero semplicemente farlo, senza attendere il permesso di qualcun altro. Mark Zuckerberg ha invece rivendicato la scelta di Meta di aver posticipato di alcuni mesi il lancio del suo ultimo modello per concentrarsi sulla sicurezza, senza aver prima chiesto ad altre aziende di fare lo stesso.
La posizione della Casa Bianca
La discussione si inserisce in un quadro politico tutt'altro che favorevole a nuove regolamentazioni. Il presidente Trump ha respinto con nettezza le preoccupazioni espresse dai vertici delle aziende tecnologiche, definendo "una bufala" l'idea che l'intelligenza artificiale possa prendere il controllo del mondo. In una serie di post pubblicati sulla sua piattaforma, ha sostenuto che l'unico controllo di cui l'IA ha bisogno è "un presidente forte e saggio", aggiungendo che gli Stati Uniti possiedono esattamente questo.
La sua amministrazione ha già delineato un piano che privilegia la velocità dell'innovazione e la costruzione di infrastrutture, con un approccio dichiaratamente leggero sul fronte regolatorio.
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