Essilux, il cda conferma la fiducia a Milleri dopo le critiche di Del Vecchio jr

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Redazione Economia Redazione Economia   -   MILANO – Il consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica ha rinnovato all'unanimità la propria piena fiducia nel presidente e amministratore delegato Francesco Milleri, nel vice amministratore delegato Paul du Saillant, nel management e nella strategia di medio e lungo periodo del gruppo. La decisione, comunicata con una nota ufficiale, arriva a stretto giro dopo le dichiarazioni pubbliche critiche pronunciate da Leonardo Maria Del Vecchio, erede del fondatore e fino a poche settimane fa figura di primo piano nell'azienda di famiglia.

Le critiche dell'erede e la replica del board

L'uscita rumorosa di Leonardo Maria Del Vecchio dagli incarichi operativi nel gruppo, formalizzata a fine agosto, aveva già creato più di una tensione. Le sue dichiarazioni, rilasciate in occasione del Forum di Cernobbio, hanno rappresentato il detonatore di una crisi che covava da tempo. L'erede del fondatore ha definito la gestione di Milleri «distante e impersonale», sostenendo di non ritrovare più i valori che il padre Leonardo era riuscito a infondere nell'azienda, instaurando un rapporto empatico con dipendenti e manager.

A questo si sono aggiunte le critiche sull'andamento del titolo in Borsa e la richiesta esplicita di un cambio di strategia, con l'auspicio che le decisioni fondamentali tornino in capo agli azionisti e non siano patrimonio esclusivo dei manager. Dal canto suo, il board ha ribadito «il proprio impegno a preservare la stabilità e il senso di responsabilità che hanno sempre caratterizzato EssilorLuxottica nell'interesse dei dipendenti, degli azionisti, dei partner e dei clienti del gruppo», respingendo implicitamente le accuse arrivate dall'erede.

Il nodo Delfin e la partita sulla governance

Il vero campo di battaglia, però, non è il consiglio di amministrazione della multinazionale italo-francese, bensì la holding di famiglia Delfin, che controlla circa il 32% del capitale di EssilorLuxottica. Qui gli otto soci ereditari – ciascuno con il 12,5% – sono di fatto esclusi dalla gestione, esercitata da un board in piena autonomia e a tempo indeterminato.

Milleri, poco dopo la morte del fondatore, si era fatto eleggere presidente della stessa Delfin, una mossa che non risultava prevista in alcun documento lasciato da Leonardo Del Vecchio e che aveva fatto infuriare diversi familiari, bloccando di fatto la successione. Leonardo Maria aveva tentato di assumere un ruolo di primus inter pares con il supporto dello stesso Milleri, ma il consiglio si era opposto al suo tentativo di acquistare le quote dei fratelli Luca e Paola, mettendo per la prima volta in minoranza il presidente.

Da qui la decisione di uscire da EssilorLuxottica sbattendo la porta e di rimettere pubblicamente in discussione la leadership del manager.

L'andamento del titolo e i numeri del gruppo

Sul fronte dei mercati, la reazione non si è fatta attendere. Il titolo a Parigi ha accusato il colpo nelle sedute successive alle dichiarazioni di Cernobbio, con una flessione contenuta ma significativa. Il dato che pesa maggiormente, tuttavia, è quello di lungo periodo: EssilorLuxottica ha perso circa il 50% dai massimi toccati nell'ottobre 2025, quando aveva superato quota 300 euro per azione sulla scia dell'entusiasmo per gli occhiali intelligenti sviluppati con Meta. Il ridimensionamento del titolo, però, non coincide con un peggioramento dei fondamentali.

Il gruppo ha chiuso il primo semestre dell'anno con ricavi pari a 14,8 miliardi di euro, in crescita del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e un utile netto adjusted di 1,92 miliardi, in aumento del 6,9%. L'utile operativo adjusted si è attestato a 2,75 miliardi, superando le attese degli analisti, con una generazione di cassa di 1,07 miliardi. Numeri che, secondo il consiglio, confermano la validità della strategia portata avanti dal management.

L'arbitrato tra gli eredi e le prospettive della holding

Sullo sfondo della disputa sulla governance si è aperto un nuovo fronte giudiziario. Luca e Paola Del Vecchio hanno avviato un arbitrato internazionale per chiedere al fratello Leonardo Maria il pagamento di una penale da 500 milioni di euro, 250 milioni ciascuno, prevista dai contratti per il mancato acquisto delle loro quote del 12,5% in Delfin. La controversia sul fallito acquisto del 25% della cassaforte di famiglia, operazione che secondo le ricostruzioni valeva circa 10 miliardi, entra così in una nuova fase.

Nel frattempo, tra gli eredi resta sul tavolo l'ipotesi di una scissione proporzionale della holding in sette mini Delfin, una per ogni erede, con la stipula di un patto di sindacato sulla quota di controllo in EssilorLuxottica. Il progetto, allo stato ancora in fase di valutazione, avrebbe tempi lunghi – non meno di un anno – e dovrebbe fare i conti con criticità fiscali legate alla distribuzione delle partecipazioni finanziarie, che potrebbe avvenire solo su quote inferiori alla soglia del 10%.

La holding dispone di una liquidità stimata tra i 7 e gli 8 miliardi di euro, alimentata dagli utili non distribuiti negli anni, risorse che potrebbero essere utilizzate per riacquistare le quote degli eredi intenzionati a uscire, un'opzione prevista dallo stesso statuto della finanziaria.

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