Il silenzio sui toni sessisti e il caso della 'cortigiana' di Trump

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La reazione del circolo di Fratelli d’Italia a Lanciano, che attraverso il suo coordinatore Rocco Finardi ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, condannando “gli attacchi inaccettabili e offensivi”, si colloca in un dibattito pubblico ormai segnato da una singolare asimmetria. Quel che emerge, al di là della contingenza politica, è un silenzio assordante da parte di alcuni settori che pure si professano paladini di un linguaggio rispettoso, i quali, quando l’obiettivo è una donna che non rientra nel loro orizzonte ideologico, sembrano abdicare ai loro stessi princìpi. L’episodio, per quanto alcuni tentino di minimizzarlo, ha infatti sollevato una questione di metodo che travalica la semplice contesa politica, toccando il tema, sempre più urgente, della coerenza intellettuale.

La polemica scatenata da Landini

L’origine della disputa risiede nella definizione di “cortigiana di Donald Trump” rivolta a Giorgia Meloni, la quale, come è noto, è tornata a ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti. Un’espressione che, al di là dell’intenzione polemica, è stata percepita come un attacco volto a delegittimare non solo le sue scelte politiche ma anche la sua persona, con una connotazione che molti hanno giudicato palesemente sessista. Mentre si moltiplicano, in sedi internazionali come l’Ocse o tra associazioni professionali, le direttive per un linguaggio più neutro e l’eliminazione delle allusioni al genere maschile, considerate da alcuni come un retaggio da superare, appare stridente la facilità con cui, in altri contesti, si ricorra a termini carichi di un disprezzo di genere che, se rivolto altrove, scatenerebbe immediate proteste.

Il doppio standard nel linguaggio politico

La disparità di trattamento è lampante: da un lato, si condanna con veemenza l’uso di parole come “uomo d’affari” ritenute ormai superate e discriminatorie, dall’altro si lascia passare senza particolare scandalo un insulto come “cortigiana”, che evoca un’immagine di sudditanza e di strumentalizzazione del Corpo femminile. Questo doppio registro, che qualcuno potrebbe definire ipocrita, finisce per logorare la credibilità di chi si fa promotore di battaglie per l’eguaglianza, mostrando come esse vengano talvolta applicate in modo selettivo, a seconda della convenienza politica del momento. La gente, come si osserva anche riguardo al malcontento verso certe imposizioni mediatiche, sviluppa una certa nausea per queste manie che sembrano seguire due pesi e due misure.

Le implicazioni per il dibattito pubblico

La rapidità con cui la polemica è stata rimossa dal dibattito principale, quasi fosse un incidente di percorso di scarso rilievo, è di per sé significativa. Ciò che invece il caso “Meloni cortigiana” lascia intendere è la possibilità di una svolta, un salto di qualità nella consapevolezza collettiva riguardo alle regole non scritte che governano lo scontro politico. Se è vero che l’obiettivo di Maurizio Landini era perfettamente chiaro a tutti, è altrettanto vero che la reazione che ha generato segnala una certa insofferenza verso certi toni, i quali, lungi dall’essere visti come semplice vivacità dialettica, vengono ormai interpretati come il sintomo di un degrado che impoverisce tutti. La solidarietà espressa dal partito non è dunque solo un atto di difesa della propria leader, ma un’affermazione di principio contro una volgarità che rischia di diventare endemica.

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