Tra sfasciacarrozze e quaquaraquà, il centrodestra naviga a vista
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Redazione Interno
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Se la politica italiana fosse un ring, il centrodestra avrebbe già esaurito i round senza che nessuno dei contendenti – Salvini, Tajani e Meloni – riesca a mettere a segno un ko definitivo. Ogni giorno è un nuovo round di polemiche, tra difesa europea, oriundi e persino Donald Trump, mentre Giorgia Meloni, più che una premier, sembra costretta a fare da arbitro in una partita dove le regole cambiano a ogni minuto.
L’ultimo scontro, che ha riacceso tensioni mai sopite, riguarda il progetto di riarmo europeo proposto da Ursula von der Leyen. Tajani, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, non ha usato mezzi termini durante il convegno "Una bussola per la competitività europea" a Firenze: "Nell’Ue dobbiamo costruire, non abbiamo bisogno di sfasciacarrozze", ha detto, in un chiaro riferimento alle posizioni della Lega, che invece continua a opporsi a qualsiasi ipotesi di integrazione militare continentale. Salvini, dal canto suo, non ha replicato direttamente, ma la sua linea è nota: meno Europa, più autonomia, possibilmente senza interferenze.
Non è la prima volta che i due si scontrano su temi cruciali. Poche settimane fa, la riforma della cittadinanza per gli oriundi aveva già acceso gli animi, con Tajani favorevole a un approccio più inclusivo e Salvini pronto a bloccare tutto in nome della "sicurezza nazionale". E mentre loro duellano, Meloni cerca di tenere insieme una maggioranza che, almeno a parole, dovrebbe essere compatta.
La metafora della "maestra d’asilo" calza a pennello: la leader di Fratelli d’Italia, che pure ha i suoi dissidi interni, si ritrova a mediare tra chi sogna un’Europa federale e chi la vorrebbe semplicemente ignorare. Intanto, la cronaca nera – con i recenti casi di violenza che hanno scosso il Paese – rischia di finire in secondo piano, mentre l’attenzione pubblica è catturata da queste scaramucce




