La faida nella curva dell’Inter: dal caffè avvelenato all’omicidio Bellocco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniel D’Alessandro, detto Bellebuono, sapeva troppo. Era l’agosto del 2023 quando, di nascosto, si presentò a Cernusco sul Naviglio a casa di Andrea Beretta, leader storico della Curva Nord dell’Inter, per rivelargli un piano macabro. «Ti convocheranno in una cascina, ti offriranno un caffè avvelenato con benzodiazepine e poi ti uccideranno», gli disse, aggiungendo che la buca era già pronta e che lui stesso aveva procurato la calce viva per far sparire il corpo. L’auto, poi, sarebbe stata portata a Nizza per simulare una fuga.

Quelle parole, che sembravano uscite da un romanzo noir, erano invece l’anticipazione di una faida che avrebbe insanguinato la curva interista. D’Alessandro, 29 anni, cugino di Marco Ferdico e soprannominato Bellebuono in riferimento a un personaggio di Gomorra, si trovava già nel mirino della giustizia: accusato dell’omicidio di Vittorio Boiocchi, detto lo zio, ucciso a colpi di pistola nell’ottobre 2022 per 15mila euro, aveva scelto la Bulgaria come rifugio, opponendosi all’estradizione.

Ma il climax della spirale violenta si raggiunse la sera del 4 settembre 2024, quando Beretta, piantonato al San Raffaele dopo una colluttazione mortale, confessò di aver ucciso a coltellate Antonio Bellocco, rimanendo però ferito da un proiettile. In quelle ore, tra i medici e gli agenti che lo sorvegliavano, iniziò a parlare, lasciando trapelare l’intenzione di collaborare. Ad ascoltarlo c’erano il pm Paolo Storari e gli investigatori che, meno di un mese dopo, avrebbero lanciato l’operazione Doppia Curva, smantellando il mondo di mezzo legato a San Siro.

Quella tra Beretta e Bellocco non era una rivalità da stadio, ma una guerra per il controllo di un sistema in cui affari illeciti e tifoseria si intrecciavano. Lo stesso Bellocco, secondo le rivelazioni di Bellebuono, avrebbe orchestrato il piano del caffè avvelenato, dimostrando quanto i confini tra leale antagonismo e criminalità fossero ormai labili.

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