Torino, sgombero Askatasuna e militarizzazione del quartiere: polemiche e richieste dopo la guerriglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La spirale di violenza scatenatasi a Torino durante e dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna, un episodio definito senza mezzi termini “guerriglia”, ha lasciato una scia di polemiche, richieste e un’amministrazione comunale sotto assedio. Se da un lato si levano, comprensibilmente, le voci di solidarietà e di allarme per le forze dell’ordine, oggetto di quelle che Benedetto Attili, responsabile del dipartimento difesa e sicurezza della Uil, chiama “intollerabili aggressioni”, dall’altro emerge con forza il coro preoccupato dei commercianti, i quali, pur condannando ogni violenza, pagano un conto salatissimo in termini di sicurezza e di perdite economiche. Attili, condannando “senza se e senza ma” gli scontri, ha posto l’accento su una questione spesso sollevata dagli addetti ai lavori: la carenza cronica di personale e di mezzi nel comparto sicurezza, che finisce per esporre maggiormente al rischio gli operatori e per minare un controllo del territorio già di per sé complicato.

La protesta dei pubblici esercizi: un Natale svuotato

A parlare chiaro, in questo senso, sono le associazioni di categoria dei pubblici esercizi, le quali, attraverso una missiva ufficiale indirizzata al prefetto, al sindaco e al governatore, hanno lanciato un grido d’allarme che va ben oltre la semplice solidarietà di circostanza. Fulvio Griffa e Vincenzo Nasi, presidenti di FIEPET ed EPAT, hanno sottoscritto una lettera nella quale si chiedono con urgenza sussidi per i locali penalizzati dall’intera vicenda. Il cuore della protesta, del resto, risiede in una considerazione pratica e drammatica: la “militarizzazione” dell’intera area di Vanchiglia, decisa per garantire l’ordine pubblico in seguito allo sgombero, ha di fatto trasformato le vie del quartiere in un territorio inadatto allo shopping e alla vita serale, specialmente nel periodo prenatalizio, tradizionalmente fondamentale per i bilanci del settore. Si registrano, come denunciato, locali deserti, prenotazioni annullate per paura e chiusure forzate, uno scenario che vanifica gli sforzi di ripresa dopo le difficoltà legate alla pandemia.

La difesa del sindaco e le divisioni politiche

In questo clima teso, il primo cittadino Stefano Lo Russo ha scelto la via della fermezza, difendendo in consiglio comunale la scelta di aver stipulato un patto di collaborazione per i beni comuni riguardante proprio l’immobile di corso Regina Margherita 47, occupato per quasi trent’anni. “Non abbiamo rimpianti”, ha dichiarato il sindaco, aggiungendo che, se necessario, “lo rifaremmo”, perché governare significa proprio tentare soluzioni per dare una prospettiva a beni importanti, non girarsi dall’altra parte. Una posizione che, come atteso, non ha placato le acque, anzi, ha alimentato ulteriori divisioni nello scenario politico cittadino, con richieste di dimissioni e fratture evidenti persino all’interno di alcuni schieramenti, dimostrando quanto la gestione del caso Askatasuna rimanga un nervo scoperto e delicatissimo.

Le conseguenze giudiziarie e il dopo sgombero

Sul fronte giudiziario, mentre procedono le indagini per identificare e perseguire i responsabili delle aggressioni alle forze dell’ordine, le cui modalità – per rispetto delle vittime e delle procedure in corso – non vengono qui descritte nei particolari, la città si interroga sulle ferite lasciate dagli scontri. La questione, come spesso accade in simili frangenti, si è rapidamente trasformata da operazione di ripristino della legalità in un complesso dossier che intreccia ordine pubblico, economia locale, gestione politica del territorio e sicurezza dei cittadini, un groviglio di problemi che le istituzioni sono ora chiamate a districare sotto la pressione di diverse e legittime esigenze.

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