Valerie Zink lascia Reuters, accuse all’agenzia per i giornalisti uccisi a Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fotoreporter canadese Valerie Zink ha annunciato con un gesto di rottura, netto e senza appello, le proprie dimissioni da Reuters. In un post su Facebook, ha pubblicato l’immagine del suo tesserino tagliato a metà, accompagnandolo con dure accuse verso l’agenzia per la quale lavorava, che a suo dire avrebbe «giustificato e consentito» l’uccisione sistematica di operatori dell’informazione nella Striscia di Gaza da parte delle Israel Defense Forces. La scelta della Zink, maturata in un clima già teso, è arrivata nel immediato seguito della morte di cinque reporter che stavano lavorando all’interno dell’ospedale Nasser di Khan Younis, episodio che ha ulteriormente inasprito il dibattito sulla protezione dei giornalisti in zone di conflitto.

Sul piano internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. L’Unione Europea, per voce di un portavoce della Commissione, ha definito «inaccettabile» l’uccisione dei cinque giornalisti, avvenuta insieme a quella di quattro operatori sanitari e diversi civili. Bruxelles ha ricordato l’obbligo di proteggere queste figure secondo il diritto internazionale, esortando Israele a rispettare le norme umanitarie e ad assicurare che vengano avviate indagini approfondite sugli accaduti, pur prendendo atto dell’annuncio di un’inchiesta da parte delle autorità israeliane.

Oltre alle istituzioni Ue, anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz è intervenuto pubblicamente sugli eventi, seppur con toni più cauti. Commentando l’attacco in conferenza stampa a Berlino insieme al premier belga, Merz ha affermato che gli eventi «lasceranno ombre pesanti», pur escludendo, in attesa dei risultati investigativi, che si sia trattato di un attacco deliberatamente diretto contro i giornalisti. Ha nondimeno ribadito la correttezza della scelta tedesca di sospendere la fornitura di armi a Israele, decisione che sembra acquisire nuovo peso dopo questi fatti.

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