Laura Pirovano vince la prima discesa in Val di Fassa, Goggia lontana dal podio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La neve della Volata, quella pista del Passo San Pellegrino che le azzurre conoscono come le loro tasche per via degli allenamenti incessanti, ha regalato al movimento italiano uno di quei pomeriggi che difficilmente si dimenticano. Laura Pirovano, ventottenne di Spiazzo Rendena, ha finalmente rotto il sortilegio che la vedeva spesso ai margini della festa, centrando la prima vittoria in carriera in Coppa del mondo. La sua discesa, pulita e feroce al tempo stesso, l’ha vista scendere con il pettorale numero otto e fermare il cronometro sull’1'21"40, un tempo che ha retto agli assalti di tutte le ventisette atlete scese dopo di lei, e non è stato per niente semplice trattenerle. Alle sue spalle, la tedesca Emma Aicher ha chiuso con un ritardo di un solo centesimo, una beffa atroce per chi, come lei, lotta punto su punto per la sfera di cristallo di specialità, dato che Lindsey Vonn, la leader, è fuori gioco dopo il brutto infortunio patito proprio in vista delle Olimpiadi. Terza piazza per la statunitense Breezy Johnson, la campionessa olimpica in carica, staccata di ventinove centesimi e comunque tra le poche capaci di reggere il confronto con una Pirovano apparsa in stato di grazia. il significato di questo successo, peraltro, travalica la semplice statistica personale. Laura non è nuova a piazzamenti sfiorati, a quei podi mancati per un filo che lasciano l’amaro in bocca, ma stavolta la musica è cambiata e il segnale lanciato al circo bianco è forte e chiaro. “Mi sento al settimo cielo – ha raccontato a caldo, ancora con lo stupore negli occhi, mentre aspettava che le ultime avversarie completassero la loro prova – perché ho sciato con le sensazioni giuste dall’inizio alla fine ed ero in totale fiducia. In tante occasioni ero rimasta fuori dal podio per pochi centesimi e oggi è andata bene a me e male ad Aicher, ma dopo tutto quello che ho passato voglio godermela senza rimpianti”. Il riferimento alla tedesca è d'obbligo, perché il distacco risicatissimo rende l'idea di quanto la pista trentina fosse veloce e di come la minima incertezza, una leggera apertura di sci o una traiettoria non perfetta, possa costare cara.
La giornata storta di Sofia Goggia
Se per Pirovano è tripudio, per Sofia Goggia la trasferta di casa si è trasformata in un pomeriggio di quelli da archiviare in fretta. La bergamasca, che pure sulla carta partiva tra le favorite per via della sua esplosività e della conoscenza del tracciato, non è mai entrata in sintonia con la pista. Il suo feeling con il manto, come lei stessa aveva previsto alla vigilia, era precario: “Conosciamo bene questa pista – aveva detto – ma la neve di marzo, con queste temperature, è molto aggressiva e fa vibrare gli sci. Bisogna adattarsi e per me non è semplice gestire queste sollecitazioni senza forzare”. E in effetti, la sua discesa è sembrata quella di un’atleta in affanno, alla costante ricerca di un appoggio che non arrivava mai. “Ero come una giraffa sui pattini” ha commentato con la sua solita ironia una volta tagliato il traguardo, fotografando con una metafora efficace le sensazioni di una gara combattuta più con i propri limiti del momento che con le avversarie.
Il risultato finale parla di un decimo posto, a novanta centesimi dalla compagna di squadra, lontanissima da quelle posizioni di vertice che abitualmente occupa. Qualche sbavatura nel tratto conclusivo le ha fatto perdere velocità e, di conseguenza, qualsiasi possibilità di lottare per un piazzamento dignitoso, complicando anche i piani per la classifica di specialità. Goggia resta in corsa per la coppa di discesa, certo, ma l'occasione di rientrare pesantemente sul gruppo di testa è sfumata, anche perché davanti a lei, proprio Aicher e Johnson, insieme alla stessa Pirovano, hanno macinato punti pesanti. La quarta piazza della tedesca Kira Weidle-Winkelmann, staccata di trentadue centesimi, completa un quadro di estrema competitività tedesca, a conferma che la squadra allenata da Jonas i suoi gioielli li ha tirati a lucido per il finale di stagione.
Il significato di un successo sulle nevi di casa
C’è poi un aspetto che rende la vittoria di Pirovano ancora più romantica, se vogliamo usare un termine che nello sport non è mai fuori luogo. Lei, che vive a Trento, che su quelle piste ha sciato centinaia di volte, ha trasformato la pressione di gareggiare davanti ai suoi tifosi in carburante. Non era scontato, perché la Volata non perdona: i suoi duemilacinquecento metri, con un dislivello di seicentotrenta metri e pendenze fino al quarantasette per cento, mettono a nudo ogni incertezza. E invece Laura ha infilato una curva dopo l’altra con una precisione maniacale, costruendo quel vantaggio minimo ma sufficiente per scrivere la pagina più bella della sua carriera. Per la nazionale italiana, in un periodo in cui si guarda con ansia alle Olimpiadi di casa, avere una Pirovano in questo stato di forma è una boccata d’ossigeno non indifferente. A completare il quadro azzurro, una buona prestazione di Elena Curtoni, decima, e di Nadia Delago, quindicesima, che confermano la solidità di un gruppo capace di piazzare più atlete nelle posizioni che contano.
La classifica di specialità, adesso, si fa interessante: Vonn è sempre prima con 400 punti, ma Aicher è seconda a 386 e Pirovano, con i cento punti della vittoria, sale a 336, scavalcando idealmente la stessa Weidle-Winkelmann e accorciando ulteriormente le distanze in vista delle ultime discese. Il sabato, con la seconda prova in programma, offrirà subito un'altra chance per rimescolare le carte. Goggia dovrà ritrovare la sua sciata, quella potente e spigolosa che incute timore, mentre Pirovano proverà a confermare che il successo non è stato un episodio isolato, ma l'inizio di una nuova fase della sua carriera.




