La perizia sui bambini della "famiglia nel bosco" prenderà il via domani, tra festeggiamenti e tensioni.

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prenderà il via domani, giovedì 6 marzo, l'attesa perizia psicologica disposta dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila sui tre bambini allontanati lo scorso novembre dalla cosiddetta "casa nel bosco" di Palmoli, in provincia di Chieti. I tre piccoli, di origini anglo-australiane, si trovano da oltre quattro mesi in una struttura protetta di Vasto, e sarà proprio in quella comunità che la consulente tecnica d'ufficio, la psichiatra Simona Ceccoli, li incontrerà per sottoporli a una serie di test e colloqui. L'esame, che proseguirà anche nella giornata di sabato, avrà l'obiettivo di accertare il loro stato psicologico, lo sviluppo cognitivo e psico-affettivo, e di comprendere quali siano, in questo momento di profonda crisi, le loro principali figure di riferimento. Alla seduta peritale, un momento cruciale per il futuro dell'intero nucleo familiare, parteciperà anche il consulente nominato dalla difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi.

La notizia dell'avvio della consulenza tecnica arriva all'indomani del settimo compleanno dei due gemelli della coppia, festeggiato proprio all'interno della struttura che li accoglie. Un compleanno definito "senza regali dai parenti", come ha raccontato la zia Rachel, sorella della madre Catherine, precisando che per l'occasione hanno portato "il nostro cuore". Il piccolo festeggiato, in particolare, avrebbe trascorso una notte insonne, con risvegli frequenti e traumatici, manifestando tutto il suo disagio per una situazione che si protrae ormai da mesi. La madre, Catherine, appare molto preoccupata per le condizioni di salute dei figli, costretti a vivere lontani da quella che loro chiamano "Amelia", la casa nel bosco, e dai loro animali. La donna, secondo quanto riferito, cerca di proteggerli dall'ansia, vegliandoli e rassicurandoli durante la notte.

Le tensioni nella casa famiglia e l'ipotesi di un trasferimento

La permanenza dei bambini e della madre nella comunità di Vasto non è però priva di criticità. Dalle relazioni dei servizi sociali emerge un quadro di crescente difficoltà nei rapporti tra Catherine e gli operatori della struttura. La madre sarebbe stata descritta come "rigida e non collaborativa", con comportamenti che avrebbero portato l'equipe educativa a chiedere con urgenza al Tribunale una "valutazione di modalità e direttive alternative di collocamento più funzionali per l'intero nucleo". Le si contesta, in sostanza, di ignorare le regole della comunità, pretendendo di gestire in autonomia i tempi e i modi della permanenza con i figli e reagendo con ira e insulti ai richiami degli educatori, il tutto sempre in presenza dei minori. La stessa responsabile del servizio minori, Lucia Fiorillo, in una relazione del 25 febbraio, ha parlato di dinamiche relazionali "maggiormente inclinate" e di reazioni materne "esasperate" che metterebbero a repentaglio il benessere non solo dei tre fratellini, ma anche degli altri ospiti della struttura. Lo psichiatra Cantelmi, pur comprendendo la complessità della situazione, ha sottolineato come forse una casa famiglia non sia la risposta più adatta e come lo smembramento del nucleo stia producendo danni potenzialmente superiori ai problemi di partenza.

Proprio per questi motivi, si sta valutando un trasferimento dei minori, ma non è chiaro se riguarderà l'intero nucleo familiare o se sarà limitato alla sola madre, considerata un "ostacolo" al progetto educativo messo in campo dalla struttura. L'ipotesi di uno spostamento, che potrebbe avvenire già nei prossimi giorni verso un'altra struttura in Abruzzo, preoccupa non poco i consulenti di parte. Per Tonino Cantelmi, un ulteriore trasferimento, di qualunque tipo, rischierebbe di essere "più disastroso di quanto sta già avvenendo", dal momento che i bambini avrebbero invece un disperato bisogno di stabilità e della presenza di entrambi i genitori.

La dimensione internazionale del caso e il futuro abitativo

La vicenda dei Trevallion-Birmingham continua a essere seguita con attenzione a livello internazionale. Il governo australiano, attraverso la propria ambasciata, mantiene contatti costanti sia con il Tribunale per i minorenni dell'Aquila sia con il Comune di Palmoli, per monitorare le condizioni della connazionale Catherine e dei tre minori. Una presenza discreta, quella della diplomazia, che non coincide però con la narrazione pubblica della coppia. In un'intervista al programma "60 Minutes", ripresa dal The Sydney Morning Herald, Catherine e Nathan hanno lanciato un appello diretto al governo di Canberra, chiedendo un intervento per favorire il loro rimpatrio e lamentando una mancanza di sostegno nelle complesse vicende legali italiane.

Parallelamente alle questioni giudiziarie e alle delicate perizie, si muovono anche vicende legate alla sfera abitativa. L'imprenditore Armando Carusi, proprietario del casolare nel bosco dato in comodato gratuito alla famiglia, ha ribadito la sua volontà di proseguire la locazione per un solo altro anno, nonostante l'offerta di una fondazione del nord Italia, la Pia Miramar Ets, di coprire le spese di locazione fino al raggiungimento della maggiore età dei tre bambini. Carusi, pur auspicando un celere ricongiungimento familiare, ha posto un limite temporale alla sua solidarietà. Al momento, inoltre, non risulta essere stato presentato in Comune alcun progetto di ristrutturazione del casolare, e non si esclude che la famiglia possa optare per una soluzione alternativa, come un altro casolare più ampio, sempre nell'area del bosco di Palmoli.

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