Mps, i nodi dell'Opas Intesa e le riunioni «riservate» che accendono la polemica a Siena

Mps, i nodi dell'Opas Intesa e le riunioni «riservate» che accendono la polemica a Siena
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per il controllo di Monte dei Paschi di Siena si gioca su tavoli che solo in parte sono quelli ufficiali del consiglio di amministrazione o della Consob. Mentre il Cda della banca senese ha respinto l'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, giudicando inadeguato il premio del 12,5% offerto ai soci rispetto a standard di mercato che per operazioni simili superano spesso il 30%, un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata, si sta consumando nelle stanze del potere locale.

A Siena, il futuro dell’istituto più antico del mondo, con i suoi oltre 20.000 dipendenti e il suo radicamento in un territorio che da secoli si identifica con la sua banca, si intreccia ormai inestricabilmente con le dinamiche politiche e imprenditoriali cittadine.

Il fronte del Comune e l’incontro con Intesa

L’amministrazione comunale di Siena, guidata dalla sindaca Nicoletta Fabio, ha confermato ufficialmente che nelle scorse settimane si è tenuto un incontro tra rappresentanti di palazzo pubblico e alcuni emissari di Intesa Sanpaolo. Un faccia a faccia che, stando alla nota diffusa dall’ente, non avrebbe prodotto elementi significativi in grado di rispondere alle esigenze di tutela del radicamento territoriale di Mps e degli interessi della comunità senese.

La ricostruzione ufficiale, tuttavia, non ha placato le polemiche, perché la conferma dell’incontro è arrivata solo dopo l’anticipazione giornalistica de 'La Nazione', e ciò ha alimentato il sospetto che l’operazione volesse restare, almeno in una prima fase, lontana dai riflettori.

La sindaca, che in campagna elettorale aveva promesso un tavolo inter-istituzionale permanente per vigilare sul destino della banca, si trova ora a dover gestire un clima che si sta facendo incandescente, con le opposizioni che le chiedono conto del contenuto di quelle riunioni e della strategia che l’amministrazione intende mettere in campo per difendere sede, marchio e occupazione.

Confindustria e il pressing sull’Opas

Non solo il Comune. Secondo quanto ricostruito, gli emissari di Intesa Sanpaolo avrebbero esteso il loro giro di consultazioni anche a Confindustria Siena e ad altre realtà economiche e sociali del territorio.

L’obiettivo dichiarato, nelle intenzioni del gruppo guidato da Carlo Messina, sarebbe quello di illustrare i dettagli dell’operazione e di raccogliere pareri, ma la percezione diffusa tra i rappresentanti delle categorie produttive è che si tratti piuttosto di un tentativo di "addomesticare il clima", come denunciato dal Movimento 5 Stelle, e di creare un alone di normalità intorno a quella che molti, a Siena, percepiscono come una minaccia esistenziale per la propria banca.

Le critiche all’Opas, del resto, non mancano nemmeno nel mondo imprenditoriale: fonti vicine a Confindustria hanno fatto trapelare perplessità sull’operazione, sottolineando come l’assenza di un piano industriale chiaro e la valutazione ritenuta troppo bassa rischino di far "scomparire" il marchio Mps, assorbito in una galassia bancaria già enorme come quella di Intesa, che con la recente acquisizione di Ubi Banca ha ulteriormente consolidato il suo peso nel panorama creditizio italiano.

La durissima replica del M5S Siena

A rompere gli indugi e a portare la polemica sul piano politico è stato il Movimento 5 Stelle locale, che con una nota durissima ha attaccato quella che definisce una "pratica inaccettabile" di riunioni a porte chiuse. I pentastellati contestano il silenzio di palazzo pubblico e accusano Intesa di voler influenzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali prima ancora che si arrivi alla fase decisiva dell’offerta, che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi con la risposta definitiva degli azionisti.

Il partito guidato da Giuseppe Conte chiede quindi la convocazione immediata del tanto annunciato tavolo inter-istituzionale, perché l’unico modo per contrapporre un argine alle manovre dell’istituto milanese, secondo la loro visione, è quello di fare fronte comune e tenere alta l’attenzione su un’operazione che potrebbe ridisegnare per sempre il volto economico e sociale di Siena.

La sindaca Fabio, dal canto suo, ha ribadito la volontà di proseguire il dialogo con tutte le parti in causa, ma la pressione delle opposizioni e l’inquietudine crescente tra i lavoratori bancari rendono sempre più stretto il margine di manovra dell’amministrazione, chiamata a dimostrare con i fatti, e non solo con le dichiarazioni, di poter incidere su un destino che sembra ormai scritto nei palazzi della finanza milanese.

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