Ia, primo sì in commissione al riconoscimento facciale. Protesta Pd e M5s

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Via libera in Commissione al Senato allo schema di decreto legislativo che disciplina l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, un provvedimento che introduce, tra le altre misure, la possibilità di utilizzare il riconoscimento facciale per finalità investigative.

L’approvazione, arrivata al termine di una seduta segnata da un acceso confronto politico, ha immediatamente innescato le proteste delle opposizioni, con i rappresentanti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle che hanno denunciato una forzatura procedurale e un pericoloso scivolamento verso uno Stato di polizia, mentre la maggioranza ha difeso la coerenza del provvedimento con il quadro normativo europeo e con le garanzie previste dalla Costituzione.

Il decreto, che recepisce il Regolamento (UE) 2024/1689, meglio noto come AI Act, rappresenta un tassello fondamentale nell’adeguamento della normativa nazionale alle nuove frontiere tecnologiche, ma le modalità con cui si è giunti al voto hanno acceso un dibattito che va ben oltre il merito tecnico della misura.

Le osservazioni della maggioranza e il quadro delle garanzie

A illustrare la posizione della maggioranza è stato il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche Ue a Palazzo Madama, il quale ha spiegato come l’organismo abbia esaminato lo schema di decreto legislativo approvando osservazioni favorevoli, sottolineandone la piena coerenza con l’AI Act e con la delega conferita dal Parlamento con la legge n. 132 del 2025.

Nel corso del dibattito, ha ammesso Terzi, sono emersi rilievi riguardanti la tutela delle libertà fondamentali e, in particolare, l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale, profili che, a suo avviso, trovano già una disciplina puntuale nel testo del decreto, che recepisce i principi europei traducendoli in un sistema di garanzie coerente con il diritto dell’Unione.

L’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, ha proseguito il presidente della Commissione, dovrà avvenire nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, osservando i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza, con l’articolo 13 dello schema che conferma la compatibilità della disciplina nazionale con il quadro europeo, prevedendo specifiche garanzie per l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo

Reale.

Le regole per il riconoscimento facciale: un utilizzo a posteriori

Il provvedimento, contenuto nell’Atto del Governo numero 418, stabilisce che il riconoscimento facciale potrà essere impiegato dalle forze di polizia italiane solo a posteriori, ovvero dopo la commissione, anche solo tentata, di un reato, al fine di identificare persone indiziate sulla base di elementi oggettivi e non in tempo reale per la sorveglianza di massa.

Le registrazioni locali ottenute tramite questi sistemi di videosorveglianza con IA dovranno essere cancellate entro un termine perentorio di sette giorni, mentre i registri informatici, non modificabili, che tracciano le operazioni compiute, dovranno essere conservati per un periodo di cinque anni a fini di controllo.

L’impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge comporterebbe l’inutilizzabilità dei risultati ottenuti e la loro immediata cancellazione, un meccanismo che, secondo i sostenitori del decreto, bilancerebbe le esigenze di sicurezza con la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, offrendo alle Forze di polizia strumenti adeguati alle nuove sfide della sicurezza senza sacrificare le libertà personali.

Le proteste delle opposizioni: “Un altro mattoncino per lo Stato di polizia”

Di diametralmente opposto avviso le forze di opposizione, che hanno visto nell’iter di approvazione e nei contenuti del decreto una pericolosa deriva. Il senatore dem Filippo Sensi ha parlato di un parere elusivo per un tema enorme come il controllo della sicurezza attraverso l’intelligenza artificiale, lamentando criticità enormi taciute e un approfondimento soffocato, con la commissione usata come una clava sulle libertà dei cittadini, definendo il via libera come “un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”.

Anche Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, ha ribadito le perplessità del suo gruppo, sottolineando come il provvedimento, pur offrendo strumenti utili a magistratura e forze dell’ordine, ecceda nell’uso di mezzi estremamente invasivi destinati a incidere sui diritti fondamentali, chiedendo pertanto garanzie più rigorose e il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria.

A inasprire ulteriormente lo scontro è stata la protesta del senatore del Movimento 5 Stelle Pietro Lorefice, che ha abbandonato i lavori della Commissione per denunciare una “forzatura gravissima” della maggioranza, rea di non aver voluto attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che, a suo dire, incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, accusando la maggioranza di aver condotto un blitz consumatosi nel silenzio e di aver degradato il Parlamento a una mera formalità.

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