Borse in bilico tra record dei metalli preziosi e tensioni geopolitiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La giornata borsistica del 14 gennaio si è aperta all'insegna di un cauto ottimismo in Europa, ereditato parzialmente dai solidi dati commerciali resi noti dalla Cina – il cui surplus ha raggiunto la cifra record di 1189 miliardi di dollari, sostenuta da una crescita delle esportazioni del 5,5% – e dalla positiva chiusura asiatica, con Tokyo in rialzo dell'1,48%. I principali listini continentali hanno tentato un movimento rialzista, una spinta che, nelle prime ore di contrattazioni, ha visto Piazza Affari tra le più dinamiche. Il Ftse Mib, in particolare, ha toccato i 45.776 punti con un guadagno dello 0,55%, trainato con decisione dai settori energetico e delle utilities, dove hanno brillato Enel, Italgas e Hera, mentre Prysmian ha registrato un balzo vicino al 4% e Telecom Italia, su volumi sostenuti, ha superato il 2%.

La frenata a metà seduta

Lo slancio iniziale, tuttavia, si è progressivamente esaurito nel corso della mattinata, complice un clima di crescente apprensione sui mercati. L'attenzione degli operatori, infatti, si è spostata verso due fronti caldi: da un lato, le rinnovate tensioni tra Iran e Stati Uniti, con il presidente Trump nuovamente alla Casa Bianca, che hanno riacceso timori di instabilità geopolitica; dall'altro, l'attesa per l'imminente avvio della stagione delle trimestrali aziendali negli Stati Uniti. Questi elementi di incertezza hanno spinto gli investitori verso una prudente presa di benefici, facendo perdere vigore ai rialzi. Milano e Parigi hanno così ridimensionato i progressi a un più modesto +0,13%, mentre Francoforte è scivolata in negativo dello 0,4%, seguita da Amsterdam e Madrid che hanno entrambe registrato un calo dello 0,13%.

Il volo dell'oro e dell'argento

In questo contesto di nervosismo, i metalli preziosi hanno confermato il loro ruolo tradizionale di beni rifugio, aggiornando a livelli storici le proprie quotazioni. L'oro ha toccato un nuovo record, continuando una corsa che dura da settimane, mentre l'argento – in un movimento ancor più eclatante – ha per la prima volta superato la soglia psicologica dei 90 dollari l'oncia. Qualcuno, osservando tali performance, ha parlato di una "corsa al sicuro" dettata non solo dalle tensioni internazionali, ma anche dalla vigilanza sui possibili sviluppi di politica commerciale statunitense, con la Corte Suprema attesa su decisioni riguardanti i dazi. Parallelamente, il petrolio ha mostrato dinamiche contrastanti: inizialmente in risalita per l'acuirsi del rischio geopolitico, ha poi stemperato parte dei guadagni dopo la notizia della riapertura dei pozzi in Venezuela.

I movimenti degli altri asset

La seduta ha offerto scenari differenziati anche per altre classi di investimento. I future sui principali indici americani, anticipando una chiusura debole di Wall Street, si muovevano in territorio negativo, segnando un disallineamento con l'umore inizialmente più positivo dell'Europa. Di segno opposto è stata la performance delle criptovalute, con il Bitcoin che si è mantenuto poco al di sotto dei massimi registrati negli ultimi due mesi, trovando terreno fertile proprio nell'incertezza generale e nella ricerca di asset alternativi. Questi movimenti, nel loro insieme, dipingono un quadro di mercato in attesa, sospeso tra dati macroeconomici robusti – come quelli cinesi – e un panorama geopolitico che torna a preoccupare, condizione che spiega la duplice tendenza verso la liquidazione di alcune posizioni azionarie e il contemporaneo acquisto di protezione.

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