Crans-Montana, la Svizzera chiede i soldi all’Italia. Tajani: «Non paghiamo, colpa loro»
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Redazione Interno
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La vertenza tra Roma e Berna, alimentata dalla tragedia di Crans-Montana, si arricchisce di un capitolo destinato a lasciare il segno nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Il Cantone del Vallese, dopo aver inizialmente vagliato l’ipotesi di farsi carico delle spese sanitarie per i giovani italiani rimasti feriti nell’incendio della notte di Capodanno, ha compiuto una netta inversione di rotta: non potrà accollarsi i 108 mila euro – corrispondenti a circa 100 mila franchi – richiesti dall’Ospedale di Sion per le cure, in alcuni casi prestate soltanto per poche ore, a quattro ragazzi italiani. Sì, perché il numero dei feriti coinvolti nella richiesta di rimborso è più alto di quanto si fosse finora saputo, e questo dato non fa che irrigidire ulteriormente le posizioni.
«Ovvio che non paghiamo, la responsabilità è solo di chi gestiva quel locale»
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, intervenuto alla festa del Ppe a Roma, ha chiuso la porta a qualsiasi ipotesi di pagamento con una secchezza che non lascia spazio a equivoci. «Ovvio che non paghiamo, che c’entra l’Italia», ha dichiarato, e la domanda retorica – efficace perché secca – sposta interamente l’onere della vicenda dalle nostre spalle a quelle elvetiche. «La responsabilità – ha aggiunto il titolare della Farnesina – è soltanto di chi gestiva quel locale e di chi doveva fare i controlli. Non c’è responsabilità italiana, credo debbano parlare gli svizzeri come hanno deciso di fare». Un’affermazione, quest’ultima, che suona come un invito a non cercare capri espiatori al di là delle Alpi, laddove la catena delle negligenze – se di negligenze si tratta – andrebbe ricostruita tutta all’interno dei confini confederati.
Meloni: «Richiesta ignobile». La diplomazia si scalda
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con toni ancora più taglienti, si è collocata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La definizione che ha scelto – «ignobile richiesta» – non è un caso: rimanda a un concetto di indecenza morale prima ancora che amministrativa. Meloni ha detto di auspicare che la notizia si riveli infondata, quasi a lasciare uno spiraglio alla ragionevolezza altrui, ma ha subito aggiunto che, qualora la fattura venisse formalizzata, l’Italia la respingerà al mittente senza darle alcun seguito. La fiducia nel «senso di responsabilità delle autorità svizzere» è un atto di cortesia istituzionale che non nasconde, però, una sostanziale inamovibilità.
Accuse incrociate e il peso dei 108 mila euro
Dal canto loro, le autorità del Vallese hanno motivato il dietrofront con un argomento di natura strettamente contabile: il Cantone non può, stando alle proprie normative interne, sostenere spese sanitarie per cittadini stranieri quando queste derivano da un incidente avvenuto in un contesto – la discoteca di Crans-Montana – la cui gestione sfugge alla responsabilità diretta dello Stato. I 108 mila euro reclamati coprono ricoveri e trattamenti erogati dall’Ospedale di Sion, e proprio la brevità di alcune degenze (poche ore, come si è detto) rende la richiesta paradossalmente più irritante agli occhi di Roma: si chiede un rimborso cospicuo per cure che, in taluni casi, sono state appena abbozzate. Un precedente, questo, che rischia di aprire una falla nelle consuetudini di mutuo soccorso sanitario tra nazioni vicine, peraltro legate da accordi sulla libera circolazione.




