Borsa, il greggio vola sopra i 103 dollari e le piazze europee tremano: a Milano affonda Amplifon
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Redazione Economia
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La ritrovata volatilità, dopo una seduta di Wall Street archiviata in netto rialzo grazie alle rassicurazioni del segretario al Tesoro Scott Bessent — il quale aveva evidenziato che i traffici sullo stretto di Hormuz non erano stati completamente bloccati — ha ripreso a dettare legge sui listini del Vecchio continente. Le borse europee, in una seduta che si preannunciava all'insegna dell'incertezza, hanno aperto in calo per poi tentare un timido recupero sulla parità, salvo subire nuove flessioni nel corso della mattinata. A pesare sugli umori degli investitori è il combinato disposto tra l'escalation militare in Medio Oriente e le sue dirette ricadute sull'approvvigionamento energetico. Il rinvio della visita in Cina del presidente americano, inizialmente prevista per i prossimi giorni e ora posticipata a data da destinarsi, non ha certo contribuito a dissipare le nubi che si addensano sull'orizzonte macroeconomico globale.
Il vero protagonista della giornata, suo malgrado, rimane il petrolio. Il prezzo del Brent, dopo gli ultimi attacchi che hanno coinvolto il giacimento di Shah e il porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, ha superato quota 103 dollari al barile, con un rincaro che ha sfiorato il quattro per cento. Un'impennata, questa, che rischia di riaccendere le preoccupazioni inflazionistiche e di complicare ulteriormente le decisioni delle banche centrali, attese rispettivamente domani con la Federal Reserve e giovedì con la Banca Centrale Europea. In questo scenario, gli investitori europei si muovono guardinghi: Madrid e Milano, pur segnando un frazionale progresso, restano su performance contrastate, mentre Francoforte e Amsterdam mostrano segni di cedimento, con cali rispettivamente dello 0,25% e di un marginale -0,09%.
A Piazza Affari, l'attenzione si è concentrata in particolare sul tonfo di Amplifon. Il Titolo, già in forte ribasso nella seduta precedente, ha continuato a perdere terreno, spinto al ribasso dai dubbi degli analisti sull'operazione di acquisizione del gruppo danese GNH. La scelta di muoversi verso un modello verticalmente integrato, in un momento peraltro di forte derating del titolo, viene letta dal mercato come una mossa rischiosa, aumentando l'impatto diluitivo e sollevando perplessità sulla capacità di esecuzione delle sinergie. In controtendenza, invece, si sono mosse le utility, con A2a in testa, e i titoli energetici come Eni, che hanno beneficiato del caro greggio. Positive anche Enel e Stellantis, mentre hanno sofferto i titoli della difesa, con Fincantieri e Leonardo in rosso, e il comparto bancario, dove Unicredit ha ceduto terreno all'indomani dell'annuncio dell'offerta su Commerzbank




