Israele bombarda le raffinerie in Iran, il petrolio vola sopra i 109 dollari e le Borse tremano

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’escalation militare in Medio Oriente ha subito una brusca accelerazione, e le sue ripercussioni si sono materializzate con violenza sui mercati finanziari globali. Nelle scorse ore, l’Aeronautica israeliana ha condotto un raid di proporzioni strategiche nel sud dell’Iran, prendendo di mira il cuore pulsante dell’industria energetica della Repubblica Islamica. I velivoli dell’Idf hanno colpito diverse infrastrutture nella zona speciale per l’energia di South Pars, il più vasto giacimento di gas naturale del pianeta – un'enorme riserva condivisa con il Qatar e situata nella provincia di Bushehr – e le vicine raffinerie della città portuale di Asaluyeh. Una fonte militare israeliana, citata da Channel 12, ha rivendicato l’operazione con un tono che non lascia spazio a interpretazioni: se il messaggio non verrà recepito, gli attacchi potrebbero intensificarsi ulteriormente. Sui social network, del resto, sono immediatamente apparsi video amatoriali che ritraggono colonne di fumo nero alzarsi dal complesso industriale, visibili a chilometri di distanza, a testimonianza della violenza degli impatti.

La scelta di colpire Asaluyeh e il giacimento South Pars non è affatto casuale, inserendosi in una dottrina di guerra economica totale. South Pars, infatti, non è soltanto il più grande giacimento di gas mondiale, stimato contenere qualcosa come 51 trilioni di metri cubi di gas, ma rappresenta un pilastro assoluto per la sopravvivenza interna del paese: si calcola che da questo bacino provenga circa il 70% del consumo domestico iraniano di gas naturale. Colpire lì significa danneggiare la spina dorsale del sistema paese, creando difficoltà immediate alla popolazione e, al contempo, azzerando di fatto la capacità di esportazione di Teheran. L’attacco, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato coordinato e approvato dall’amministrazione Trump, un dettaglio che conferma la piena sintonia operativa tra Gerusalemme e Washington in questa fase del conflitto.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, ed è stata di una chiarezza sinistra. Attraverso l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, il delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha diramato una lista dettagliata di quelli che ha definito "obiettivi legittimi". Non si tratta più di una minaccia vaga, ma di un elenco puntuale che include infrastrutture energetiche vitali in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Tra i bersagli figurano il complesso petrolchimico di Mesaieed e la raffineria di Ras Laffan in Qatar, la raffineria di Samref e il complesso di Jubail in Arabia Saudita, e l’impianto di gas di Al Hosn negli Emirati. La dottrina, esplicitata dalla televisione di Stato, è che la ritorsione per l’offensiva israeliana colpirà gli alleati del Golfo, trasformando l'intera regione in un campo di battaglia energetico. A peggiorare il quadro, si aggiunge il blocco virtuale del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, con il conseguente arresto della produzione nel più grande impianto di gas naturale liquefatto del Qatar.

L’effetto sui listini è stato immediato e devastante. Il prezzo del petrolio Brent, il greggio di riferimento per l’Europa, ha sfondato quota 109 dollari al barile, segnando un balzo giornaliero superiore al 5% e toccando i massimi dall'inizio dell'anno. Il West Texas Intermediate, dal canto suo, viaggia stabilmente sopra i 98 dollari. Le Borse europee, in un clima di forte avversione al rischio, hanno tutte virato in rosso: Francoforte, Londra e Parigi hanno chiuso la seduta in calo, trascinando con sé Wall Street. Gli investitori, di fronte allo spettro di un conflitto che potrebbe paralizzare le forniture energetiche per settimane, hanno riversato capitali nel settore oil con un'intensità che non si vedeva da oltre un decennio; secondo i dati LSEG Lipper, gli afflussi nel comparto energetico questo mese hanno raggiunto i 2,1 miliardi di dollari. Gli analisti di Citi, in una nota, hanno lanciato l'allarme: nel loro scenario base, che assegna una probabilità del 50%, il Brent potrebbe attestarsi tra i 110 e i 120 dollari nei prossimi giorni a causa dell'interruzione dell'offerta, stimata tra 11 e 16 milioni di barili al giorno, e il mercato continuerà a salire finché non si verificherà un intervento politico o strategico di portata tale da riaprire con la forza le rotte marittime o da convincere gli Stati Uniti a concludere l'operazione militare.

Il precedente del raid e le prime reazioni diplomatiche

La portata dell'attacco è stata tale da suscitare una reazione indignata da parte di Doha, direttamente coinvolta sia per la vicinanza geologica del proprio North Field con il South Pars iraniano, sia per la minaccia esplicita ricevuta. Il portavoce del Ministero degli Esteri qatariota, Majed Al Ansari, ha definito l'azione israeliana un passo "pericoloso e irresponsabile", sottolineando come prendere di mira le infrastrutture energetiche costituisca una minaccia non solo per la sicurezza energetica globale ma anche per l'ambiente e le popolazioni della regione. Il Qatar ha esortato tutte le parti alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale, un appello che rischia però di rimanere inascoltato in una fase in cui il conflitto sembra aver definitivamente valicato il confine della guerra convenzionale per entrare in quella che Teheran stessa ha definito una "guerra economica totale". Non è stato immediatamente chiaro, nelle prime ore, se tutte le fasi dell'impianto di South Pars siano state messe fuori uso, ma le agenzie iraniane Fars e Tasnim hanno confermato l'evacuazione del personale e la presenza di vasti incendi in alcuni serbatoi, con le squadre di emergenza impegnate a domare le fiamme.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.