Piazza Affari in rosso dopo le tensioni in Iran, petrolio vola oltre i 109 dollari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 18 marzo si è chiusa all’insegna del ribasso per la Borsa di Milano e per le principali piazze finanziarie del Vecchio continente, invertendo la rotta rispetto all’andamento positivo mostrato nella prima parte della giornata. L’indice Ftse Mib, dopo aver toccato un massimo intraday a 45.327 punti, ha terminato le contrattazioni con una flessione dello 0,33 per cento, un calo che ha trascinato nel rosso anche il Ftse Italia All Share e gli indici dedicati alle società a media e piccola capitalizzazione. Un movimento ribassista, quello registrato a Piazza Affari, che non ha rappresentato un’eccezione nel panorama europeo: Francoforte ha ceduto quasi un punto percentuale, mentre Londra e Parigi hanno chiuso rispettivamente in calo dello 0,94 e dello 0,06 per cento, in un contesto di incertezza che ha finito per prevalere sugli iniziali acquisti.

All’origine di questo repentino cambiamento di umore sui mercati, e della conseguente fiammata del greggio, vi è una netta escalation della crisi mediorientale. Il Brent, dopo aver sfiorato quota 110 dollari al barile nel corso del pomeriggio, ha consolidato i guadagni sopra i 109 dollari, un balzo superiore al cinque per cento innescato dalle minacce provenienti da Teheran. L’Iran, attraverso i canali della televisione di Stato, ha infatti dichiarato che diverse infrastrutture energetiche situate in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti costituiscono ora “obiettivi legittimi”. Una minaccia esplicita, quella lanciata dalle autorità iraniane, che arriva come diretta ritorsione per l’offensiva israeliana che nelle scorse ore ha colpito il gigantesco giacimento di gas di South Pars, nel sud del paese, un’area strategica condivisa proprio con il Qatar e considerata vitale per la produzione energetica nazionale.

L’attacco a South Pars e la reazione dei listini

L’attacco israeliano al giacimento di South Pars, il più esteso bacino di gas naturale al mondo, ha rappresentato una svolta nelle dinamiche del conflitto, trasferendo le ostilità direttamente sul cuore delle infrastrutture energetiche della regione. Fonti iraniane hanno riferito di serbatoi e impianti colpiti, con il personale costretto all’evacuazione mentre le squadre di emergenza cercavano di domare gli incendi divampati nell’area. Una mossa militare, questa, che ha immediatamente allarmato gli operatori finanziari, consapevoli che un allargamento del conflitto potrebbe compromettere seriamente le rotte di approvvigionamento del greggio. Il Qatar, dal canto suo, ha espresso una netta condanna per quanto accaduto, definendo l’azione israeliana un “passo pericoloso e irresponsabile” che minaccia la sicurezza energetica globale, sottolineando come prendere di mira infrastrutture vitali metta a rischio non solo le popolazioni locali ma l’intero equilibrio del mercato.

Le banche centrali nel mirino degli investitori

In questo clima di forte turbolenza, l’attenzione degli investitori si è comunque mantenuta alta anche rispetto agli appuntamenti di politica monetaria previsti in settimana. La seduta odierna era attesa con particolare interesse in vista delle comunicazioni della Federal Reserve, mentre per domani è calendarizzato l’intervento della Banca Centrale Europea. Le aspettative generali, come emerge dall’andamento dei futures e dalle valutazioni degli analisti, non prevedono variazioni dei tassi di interesse al termine di questi incontri. Il focus principale, per i mercati, sarà quindi concentrato sulle indicazioni che potrebbero emergere dai comunicati ufficiali e dalle successive conferenze stampa, in particolare per quanto riguarda la valutazione dell’impatto che l’escalation in Medio Oriente potrebbe avere sulle prospettive di crescita e sull’inflazione dell’area euro e degli Stati Uniti. Una situazione complessa, quella che si delinea, in cui le banche centrali potrebbero trovarsi a dover gestire una nuova spinta inflazionistica proveniente dai prezzi dell’energia senza poter intervenire prontamente sullo strumento dei tassi.

description: Piazza Affari chiude in calo dello 0,33% frenata dalle tensioni in Iran. Petrolio oltre 109 dollari dopo l'attacco al giacimento di South Pars.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.