Rheinmetall, la macchina da guerra inceppa il motore: utili mancati e il gigante dei droni arretra
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Redazione Economia
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Francoforte – Il colosso tedesco della difesa, che per oltre due anni aveva cavalcato l’onda rialzista dei conflitti e del riarmo europeo, si trova ora a fare i conti con una realtà fatta di numeri che non tornano e di un mercato che, dopo averlo osannato, sembra pronto a voltargli le spalle. Il Titolo, in una seduta che ha assunto i contorni del vero e proprio sell-off, ha registrato una flessione che in alcuni momenti ha superato la soglia del 9%, trascinando con sé l’intero comparto difensivo del Vecchio Continente rappresentato dall’indice Stoxx Aerospace & Defense. A pesare come un macigno, oltre ai conti trimestrali definiti "deboli" dagli analisti di Mwb Research, è stata la doccia fredda arrivata da JPMorgan, che ha rivisto al ribasso le proprie valutazioni in maniera drastica.
La scure degli analisti e i conti che non convincono
La giornata di vigilia aveva già lasciato presagire il peggio, con un ribasso del 7% seguito alla pubblicazione di dati che, sebbene mostrino una crescita su base annua, tradiscono le aspettative più roboanti del mercato. I ricavi del primo trimestre si sono attestati a 1,94 miliardi di euro, una cifra che, nonostante l'incremento del 7,7% rispetto all'anno precedente, si è rivelata ben al di sotto del consensus raccolto dalla stessa società che indicava 2,27 miliardi. Un divario, questo, che ha acceso le luci d'allarme sulla capacità dell'azienda di governare la propria escalation produttiva. A ciò si aggiunge l'utile operativo, fermo a 224 milioni contro i 262 milioni attesi, mentre il flusso di cassa libero operativo è piombato in territorio negativo toccando i -285 milioni, un segnale inequivocabile dell’enorme assorbimento di liquidità necessario per alimentare le linee di produzione.
Di fronte a questi numeri, la reazione delle grandi firme della finanza non si è fatta attendere. Il colosso statunitense JPMorgan, attraverso gli analisti guidati da David Perry, ha deciso di abbassare la cresta declassando il titolo da "overweight" a "neutral". La manovra più dolorosa per gli azionisti è stata però la riduzione del prezzo obiettivo, sceso di quasi il 30% in un sol colpo: da 2.130 a 1.500 euro. Una mossa chirurgica che riflette un giudizio severo sulla recente capacità del management di tradurre in risultati concreti gli annunci trionfali del passato. Perry, che pure non mette in dubbio la solidità strutturale della domanda di difesa tedesca, ha parlato chiaro: la società ha iniziato a "non raggiungere" i propri obiettivi, collezionando quattro risultati inferiori alle attese negli ultimi sei mesi.
Il paradosso dei droni e l'allarme di Mwb Research
Mentre il titolo affonda toccando i minimi annuali (si parla di valori intorno a 1.225 euro, lontani parenti dei picchi del 2025), a gettare benzine sul fuoco ci pensa Mwb Research. La loro analisi, che conferma la raccomandazione "hold" con un prezzo obiettivo di 1.450 euro, ha smontato pezzo per pezzo la narrativa che aveva reso Rheinmetall un titolo mediatico. Se da un lato riconoscono lo sforzo industriale, dall’altro liquidano l’espansione nel settore dei droni – spesso citata dall’azienda come il futuro del conflitto – definendola "trascurabile".
E qui si annida la contraddizione più sottile, che rischia di trasformarsi in un problema strategico: il campo di battaglia moderno, come dimostrano i conflitti in corso, si sta spostando sempre più verso sistemi a pilotaggio remoto e armi ipersoniche, un settore dove Rheinmetall, nonostante le recenti joint venture (come quella con Destinus per i missili da crociera), parte svantaggiata rispetto a concorrenti più agili o specializzati. Mwb continua a vedere "elevati rischi ciclici e legati alle piattaforme produttive", suggerendo che il profilo rischio/rendimento non è sufficientemente favorevole per giustificare una posizione più costruttiva.
Boxer, obici e il peso di una supply chain senza fiato
A gravare sulle spalle dei vertici aziendali non ci sono solo le considerazioni di breve periodo legate agli utili trimestrali, ma anche lo spettro di giganteschi programmi di approvvigionamento che rischiano di arenarsi o di subire tagli. Il riferimento è all’ambizioso programma "Boxer", il veicolo corazzato su ruota destinato a diventare la spina dorsale degli eserciti tedesco e alleato. Il contratto, dal valore stimato di circa 80 miliardi di euro, dovrebbe essere suddiviso in parti uguali con la concorrente KNDS; eppure, secondo le note degli analisti, crescono i timori che questo impegno possa essere ridimensionato o dilazionato nel tempo, un’eventualità che avrebbe l’effetto di svuotare i book order futuri.
Parallelamente, la divisione Munizioni, storicamente il cavallo di battaglia della casa, mostra i segni di una crescita organica che fatica a decollare. L’impianto di Murcia, in Spagna, sta operando al di sotto della piena capacità nella prima parte dell’anno, mentre le consegne degli autocarri pre-prodotti destinati alla Germania sono state slittate al secondo trimestre. Nonostante il carico di lavoro arretrato (backlog) abbia raggiunto la cifra record di 73 miliardi di euro, complice l’acquisizione del cantiere navale NVL, il mercato sembra ora chiedersi con maggiore insistenza quanto tempo e quante risorse serviranno per trasformare questi impegni in utili reali, una transizione che l’analista di JPMorgan ritiene sempre più a rischio di intoppi esecutivi.




