La moneta rifugio non accenna a fermarsi, il franco svizzero tocca nuovi massimi storici
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Redazione Economia
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Il franco svizzero, da tempo considerato un baluardo di stabilità nei momenti di turbolenza finanziaria, continua la sua ascesa inarrestabile, scrivendo una nuova pagina nei libri di storia dei mercati valutari. Durante la notte, infatti, la valuta elvetica ha infranto ogni precedente resistenza, apprezzandosi fino a toccare livelli record che non venivano osservati da anni, sia nei confronti dell’euro che del dollaro statunitense. Un movimento, questo, che proietta la divisa in un territorio inesplorato, alimentando dibattiti e analisi tra gli operatori, i quali scrutano con attenzione ogni oscillazione, consci degli effetti a catena che simili dinamiche possono generare sull’economia reale.
Il crollo dell'euro e il ricordo del "Frankenshock"
Il tasso di cambio euro-franco, per essere precisi, è precipitato a quota 0,9124, stabilendo di fatto il valore più basso mai registrato dalla nascita della moneta unica europea, se si decide di prescindere da una data ben precisa. Quel giorno, che molti operatori ricordano con una certa apprensione, è il 15 gennaio del 2015, quando la Banca Nazionale Svizzera decise all’improvviso di abbandonare il tasso minimo di cambio che vincolava il franco a 1,20 per euro. Una mossa, quella, che scatenò il cosiddetto "Frankenshock", facendo sprofondare l’euro fino a 0,8423 franchi nel giro di poche ore e gettando nel caos i mercati, con ripercussioni immediate per chi, ad esempio, aveva contratto mutui in franchi senza copertura. L’attuale discesa, sebbene più graduale, riporta inevitabilmente alla mente quegli eventi, sebbene le circostanze macroeconomiche odierne, caratterizzate da un franco percepito come asset rifugio, appaiano profondamente differenti.
Il superamento della soglia psicologica
La spinta propulsiva della moneta elvetica, tuttavia, non si è esaurita con quel record notturno, dimostrando una tenacia che ha sorpreso alcuni osservatori. Nel corso della giornata, infatti, la pressione al rialzo è continuata, spingendo il cambio a superare un’importante barriera psicologica: per la prima volta, sono bastati meno di 91 centesimi di franco per acquistare un intero euro, con la valuta europea scambiata, in un momento, a 0,9097 franchi. Un traguardo simbolico, certo, ma che sottolinea la forza intrinseca dello strumento finanziario elvetico, il quale, in un contesto globale ancora segnato da incertezze geopolitiche e timori inflazionistici, attrae consistenti flussi di capitali in cerca di protezione, indebolendo ulteriormente le controparti.
Lo scenario per le imprese e le previsioni discordanti
Questo rafforzamento prolungato, come è logico attendersi, non lascia indifferenti il tessuto produttivo, creando un panorama contrastante per le aziende con sede in Svizzera. Da un lato, coloro che importano beni o servizi dall’area euro vedono crescere il proprio potere d’acquisto; dall’altro, le imprese esportatrici, che costituiscono una fetta vitale dell’economia nazionale, si trovano a fronteggiare una diminuita competitività sui prezzi nei mercati esteri. Proprio queste ultime, secondo un recente studio periodico condotto da UBS, mantengono un orientamento pessimista, prevedendo che il franco possa apprezzarsi ulteriormente nel corso del 2026. Una visione, questa, che però non viene condivisa dagli analisti della stessa grande banca, i quali, pur riconoscendo la solidità della valuta, avanzano opinioni tecniche di segno contrario, indicando come gli attuali livelli possano già riflettere gran parte delle tensioni sui cambi.




