Il franco svizzero tocca il record sull'euro tra i timori dei mercati
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Redazione Economia
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Il franco svizzero ha raggiunto questa mattina un picco storico nei confronti della moneta unica europea, che è scivolata fino a quotare 0,9186 franchi, un livello mai toccato in precedenza. Questo andamento, che gli operatori finanziari non esitano a definire eccezionale, riflette un contesto economico globale ancora piuttosto instabile, nel quale le incertezze congiunturali si sommano all'incognita rappresentata dalla futura politica monetaria della Federal Reserve americana. Sebbene l'annuncio di un recente accordo politico abbia contenuto le perdite potenziali, evitando un calo più marcato, quel "barlume di luce" è stato rapidamente offuscato da fattori ben più potenti, i quali, prevalendo, hanno spinto gli investitori verso una rinnovata cautela.
Il dollaro come motore nascosto del cross
Sebbene il focus appaia sul rapporto tra le due valute continentali, la dinamica principale che spinge l'euro verso il minimo storico sul franco ha, in realtà, un'origine transatlantica. La forza apparente del franco, infatti, è in gran parte una conseguenza della debolezza dell'euro rispetto al dollaro, il quale, a sua volta, esercita una pressione indiretta ma significativa sul cross. Il nervosismo dei mercati, che si moltiplica a causa delle valutazioni giudicate ormai eccessive per molti titoli tecnologici, trova nel franco svizzero un rifugio privilegiato, alimentandone ulteriormente la domanda e, di conseguenza, il suo apprezzamento.
L'assenza di dati cruciali alimenta l'incertezza
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la carenza di informazioni economiche fondamentali, la cui pubblicazione è stata sospesa a causa della recente paralisi amministrativa. Senza i dati chiave sull'occupazione e, soprattutto, sull'inflazione, sia gli investitori che la Fed stessa si trovano a navigare in una fitta nebbia, privi degli elementi necessari per orientare in modo consapevole le prossime mosse di politica monetaria. Questa mancanza di punti di riferimento, unita a un'inflazione che fatica a rientrare pienamente nei target, crea un terreno fertile per la volatilità, dalla quale il franco esce sistematicamente rafforzato.
La Bns e l'eredità dell'abbandono del cambio minimo
L'attuale fase di forza della valuta elvetica non può prescindere, d'altronde, dalla decisione storica della Banca nazionale svizzera di abbandonare il tasso di cambio minimo che per anni aveva ancorato il franco all'euro. Quel provvedimento, preso in modo improvviso, ha di fatto liberato la moneta, permettendole di rispecchiare in pieno la sua natura di bene rifugio nei momenti di turbolenza. Il cross EUR/CHF, scivolando ai livelli più bassi dal lontano 2015, sembra dunque ripercorrere una strada già tracciata, mentre lo slancio ribassista per l'euro, che registra ormai il quinto calo consecutivo, continua a rafforzarsi senza incontrare, al momento, significative resistenze.




