Gli internazionali di tennis diventano il salotto dell’alta cucina romana (tra un rovescio e un piatto firmato Cerea)
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Quando si parla degli Internazionali BNL d’Italia, ormai da qualche anno non si può più ridurre il discorso al solo tennis. Certo, il campo resta il centro nevralgico – e ci mancherebbe – ma attorno al cemento ribattuto del Foro Italico si è costruita, partita dopo partita, una narrazione parallela fatta di lounge riservate, rooftop occasionali e, soprattutto, cucina d’autore. L’edizione 2026, in programma dal 28 aprile al 17 maggio, ne è la conferma più evidente: il torneo romano prosegue idealmente il dialogo già avviato durante le ATP Finals di Torino, dove l’alta ristorazione aveva trovato un suo inaspettato tornante mediatico. Stavolta, però, non si tratta di un’apparizione estemporanea: il Foro Italico diventa per quasi tre settimane una vetrina strutturata del gusto, con firme pesanti come quelle della famiglia Cerea e di Iginio Massari pronte a ricevere il pubblico tra un primo turno e una semifinale.
Sport e mondanità: quando il torneo si trasforma in passerella diffusa
Più che un evento tennistico, questo appuntamento annuale – che si protrarrà fino al 17 maggio – ha assunto i connotati di un salotto mondano a cielo aperto. Lo si capisce dalla varietà dei frequentatori, ma anche dai brand che scelgono di presidiare l’area: non solo racchette e scarpe da ginnastica, ma anche champagne, tessuti pregiati e orologi da polso. Roma, in quei giorni, si trasforma in una passerella diffusa, dove lo sport si mescola senza soluzione di continuità con l’intrattenimento e l’ospitalità di lusso. I campi restano sacri – ed è giusto così – ma attorno a essi si sviluppa un ecosistema lifestyle pensato per un pubblico internazionale, capace di passare dal silenzio tombale di un rovescio lungolinea alla convivialità chiassosa di una lounge affollata. Nessuno spazio viene lasciato vuoto: ogni angolo del Foro Italico, dal villaggio dei tifosi alle aree riservate, racconta una storia diversa, e quasi sempre c’è un piatto firmato da uno stellato a fare da collante.
Crazy Pizza e grandi firme: cosa si mangia tra un match e l’altro
Tra le novità di quest’anno spicca la presenza di Crazy Pizza, format già noto ai frequentatori dei grandi eventi internazionali, che porta al Foro Italico la sua idea di impasto croccante e condimenti ricercati. Ma non è certo l’unica attrazione gastronomica. Per capire l’ambizione del torneo bisogna guardare ai numeri: migliaia di spettatori ogni giorno, molti dei quali stranieri, che cercano un’esperienza italiana a 360 gradi. Sulle tribune, durante i match, vige ancora la regola del silenzio – una tradizione che gli appassionati difendono con orgoglio – ma appena il punto finisce, nelle zone comuni e nella Fan Village, l’atmosfera cambia registro. Si passa alla festa, e la festa si fa anche a tavola. Chef stellati alternano la loro presenza a dimostrazioni dal vivo, mentre i grandi nomi della pasticceria e della ristorazione tradizionale si contendono lo spazio visivo. Non è solo cibo, è spettacolo. E chissà che almeno qualche campione, tra un allenamento e l’altra partita, non approfitti di questa offerta: si racconta che Amélie Mauresmo, ai tempi, avesse una tappa fissa a piazza Farnese per gustare la cucina romana del Galletto. Oggi il campo da gioco si è allargato, letteralmente, fino ai fornelli.
Stellati in campo (fuori): un binomio ormai inscindibile
In mezzo alle stelle del ranking, insomma, spuntano le stelle della cucina. Quella che poteva sembrare un’operazione di facciata si è rivelata una scelta strategica vincente: l’alta cucina nei grandi eventi sportivi non è più un’eccezione, ma un ingrediente strutturale. Agli Internazionali di Roma questo meccanismo funziona perché c’è un pubblico disposto a pagare per quell’esperienza, ma anche perché il contesto – il Foro Italico con il suo sdraiato fascismo architettonico e lo skyline romano sullo sfondo – si presta a una certa teatralità. I grandi chef, del resto, non sono soltanto artigiani del gusto: sono personaggi, narratori, attrattori di attenzione mediatica. E la loro presenza, in un torneo che vive anche di immagine, moltiplica l’interesse oltre le righe del tabellone. Per i campioni in gara, invece, quella pausa gourmet – se concessa – rappresenta un piccolo lusso in mezzo alla pressione dei match. Nessuno ha mai ufficializzato un “menu dei tennisti”, ma è facile immaginare che qualche piatto eccellente finisca nel loro fuori programma. Del resto, anche chi insegue una classifica ha diritto a un pezzo di cioccolato firmato Massari.




