La revoca della “endangerment finding” di Trump spiana la strada a un nuovo corso per l’auto e la politica climatica americana
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Redazione Esteri
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Il 13 febbraio 2026 resterà una data impressa nella storia della politica ambientale statunitense, e non certo per un passo avanti nella lotta al riscaldamento globale. Il presidente Donald Trump, insieme all’amministratore dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) Lee Zeldin, ha ufficialmente revocato la cosiddetta “endangerment finding”, la determinazione del 2009 che per la prima volta classificava anidride carbonica, metano e altri quattro gas serra come una minaccia concreta per la salute pubblica e il benessere delle generazioni future -1-5. Una decisione, questa, che rimuove di fatto il pilastro giuridico su cui si reggevano sedici anni di regolamentazioni federali volte a limitare le emissioni inquinanti, dalle automobili alle centrali elettriche, passando per l’industria pesante -9. L’annuncio, arrivato dallo Studio Ovale, è stato accompagnato da dichiarazioni nette: il provvedimento precedente è stato bollato come una “politica disastrosa” dell’era di Barack Obama, un “inganno” senza alcun fondamento né fattuale né legale che avrebbe gravemente danneggiato l’industria automobilistica e aggravato i costi per i consumatori americani -3-5-7.
Una deregolamentazione senza precedenti e i suoi effetti immediati sull’industria
La portata di questa inversione di rotta è stata definita dalla stessa amministrazione come “la più grande azione di deregolamentazione nella storia americana”, e i numeri, pur nella loro stima, provano a dare sostanza a questa affermazione -2-8. La Casa Bianca sostiene che l’eliminazione degli standard federali sulle emissioni per i modelli dal 2012 al 2027, e la cancellazione dei crediti per tecnologie ritenute accessorie come il sistema start-stop – quel meccanismo che spegne il motore durante le soste e che, secondo il segretario ai Trasporti Sean Duffy, “tutti gli automobilisti odiano” – si tradurrà in un risparmio medio di 2.400 dollari per veicolo nuovo -1-2-8. Un vantaggio economico immediato per le case automobilistiche, che potranno ridurre i costi di produzione, e per i compratori, alle prese con un prezzo medio che ha superato i 50.000 dollari, in rialzo di oltre il 40% rispetto a un decennio fa -2. La revoca, di fatto, libera i costruttori dall’obbligo di rispettare stringenti limiti ambientali, permettendo loro di concentrarsi su modelli a motore termico senza dover investire capitali significativi in costose tecnologie anti-inquinamento o nella spinta, ritenuta sino a ieri ineludibile, verso la mobilità elettrica -8.
Le critiche dell’ex presidente Obama e il rischio di un isolamento tecnologico
Immediata e dura è arrivata la replica dell’ex presidente Obama, che in un raro intervento pubblico ha criticato senza mezzi termini la scelta del suo successore. Su X, Obama ha scritto che senza quella determinazione di pericolo il popolo americano sarà “meno sicuro, meno sano e meno capace di combattere il cambiamento climatico”, il tutto per permettere all’industria dei combustibili fossili di guadagnare ancora di più -1-7-8. Una critica, la sua, che non si limita all’aspetto sanitario e ambientale, ma che apre uno squarcio sulle possibili conseguenze economiche a lungo termine per il settore auto. Se all’orizzonte si profila un mercato interno con regole più lasche, la preoccupazione, espressa da diversi esperti e riecheggiata da testate internazionali, è che l’industria americana si trovi sempre più isolata in un contesto globale che, al contrario, sta accelerando la transizione ecologica. I costruttori statunitensi, privati dello stimolo a innovare in direzione della sostenibilità, rischiano di vedersi chiudere le porte dei mercati esteri, più esigenti in termini di emissioni, consegnando di fatto la leadership tecnologica nelle mani della Cina, che continua a investire massicciamente su veicoli elettrici, batterie e pannelli solari -4-8.
Le basi scientifiche contestate e le inevitabili battaglie legali all’orizzonte
Il nerbo della decisione dell’amministrazione Trump poggia su una contestazione radicale delle basi scientifiche che avevano portato all’endangerment finding originale. Il governo aveva già preparato il terreno nei mesi scorsi, quando il Dipartimento dell’Energia aveva riunito un gruppo di scienziati per redigere un rapporto che mettesse in dubbio il legame tra attività umana e riscaldamento globale, un rapporto che, secondo un giudice federale, fu costituito violando la legge a causa della selezione di membri notoriamente scettici sul tema -1. Ora, con la revoca formale, si apre una fase di incertezza giuridica destinata a spostarsi nelle aule dei tribunali. La stessa amministrazione sembra prepararsi a una lunga battaglia legale, con l’obiettivo dichiarato di portare il caso fino alla Corte Suprema per rendere il cambio di rotta permanente e non più reversibile da una futura amministrazione -1. Stati come la California, che storicamente hanno adottato standard più rigorosi, e numerose organizzazioni ambientaliste, pronte a denunciare i potenziali danni alla salute – con stime che parlano di decine di migliaia di morti premature in più – si preparano a contrastare la misura -1-5. La posta in gioco è altissima: da un lato la promessa di un rilancio economico e di una maggiore libertà di scelta per i consumatori, dall’altro il timore di un arretramento irreversibile nella lotta all’inquinamento e di un danno ambientale e sanitario i cui costi, prima o poi, qualcuno dovrà pagare -4-9.




