Il maltempo flagella Abruzzo e Molise, dalla Protezione civile nazionale un team di supporto mentre si moltiplicano le evacuazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il conto, purtroppo, si aggiorna di ora in ora con l’evolversi di un fronte perturbato che non accenna a mollare la presa. Abruzzo e Molise, in particolare, si trovano ad affrontare quella che i tecnici definiscono una situazione di criticità idrogeologica diffusa, con i centri operativi comunali che sono stati attivati in diversi territori per gestire allagamenti e interruzioni della viabilità, mentre la Protezione civile nazionale, su richiesta delle strutture regionali, ha disposto l’invio di un proprio team di supporto per coordinare gli interventi sul campo. Il monitoraggio, costante e serrato, riguarda in particolar modo i corsi d’acqua, molti dei quali hanno superato i livelli di guardia in un contesto già reso fragile da precipitazioni che non accennano a diminuire di intensità. La macchina dei soccorsi, insomma, è in moto da ore, con il Dipartimento della Protezione civile che ha attivato le procedure per garantire assistenza alle popolazioni locali e supporto alle amministrazioni impegnate nella messa in sicurezza delle aree maggiormente esposte.

Le strade diventano fiumi, il Molise conta le infrastrutture compromesse

Se da un lato il maltempo non fa distinzioni tra le regioni, è nella provincia di Campobasso che la situazione della viabilità si fa più critica, con un elenco di arterie provinciali chiuse che si allunga senza sosta. Sono numerose le strade trasformate in veri e propri torrenti: dalla SP161 a Campomarino, attualmente presidiata per un possibile stop totale della circolazione, alla SP84 a Portocannone, passando per la SP131 a San Martino e la SP80 che collega Larino a Guglionesi, tutte rese impraticabili da allagamenti. A queste si aggiungono la SP110 in direzione della Fondovalle Sinarca, la SP112 tra Petacciato e San Giacomo degli Schiavoni e la SP153 a Montenero Marina, a dimostrazione di come l’acqua abbia di fatto spezzato in più punti la continuità territoriale, isolando di fatto intere porzioni di territorio. La situazione è resa ancora più complessa dall’instabilità dei versanti: ad Agnone, infatti, un costone roccioso ha ceduto, creando ulteriori rischi per la sicurezza della circolazione e richiedendo l’intervento immediato dei tecnici per valutare l’entità del dissesto.

L’evacuazione alla Marina di Montenero di Bisaccia, la Statale 16 chiusa

Il quadro dell’emergenza, tuttavia, ha assunto i contorni più preoccupanti lungo la costa, dove la Marina di Montenero di Bisaccia è stata teatro di un’operazione di evacuazione. L’acqua, in questo caso, non è venuta solo dal cielo ma ha trovato nella carreggiata della Strada Statale 16 Adriatica un letto di scorrimento: il tratto compreso tra la rotonda di Petacciato Marina e quella di San Salvo Marina è stato chiuso al traffico a causa del pesante allagamento, un provvedimento che di fatto ha interrotto una delle principali direttrici adriatiche. Nel mirino delle autorità locali, che hanno disposto l’allontanamento di tutti coloro che si trovavano nell’area, la necessità di mettere in sicurezza le persone ancora presenti nella zona. Non è solo questione di viabilità, d’altronde: il Centro Commerciale Costaverde è stato chiuso e lo resterà anche nella giornata di domani, una misura adottata per consentire a dipendenti e avventori di rientrare in sicurezza nelle proprie abitazioni, lontano da un fronte che per il momento non dà segni di tregua.

La memoria del 2003 e la richiesta dello stato di calamità

A riportare alla mente il potenziale distruttivo di questi eventi, una data che in Molise non si è ancora cancellata: il 25 gennaio 2003, quando il fiume Biferno esondò in più punti dopo giorni di piogge abbondanti, invadendo con acqua e fango un territorio vastissimo, dalla diga del Liscione fino a Termoli. Furono aperte le paratie dell’invaso, in quella circostanza, e le conseguenze si abbatterono su abitazioni, aziende agricole, strade e persino sullo stabilimento Fiat, dove i dipendenti rimasero bloccati all’interno per ore. È in questo contesto di memoria storica e di emergenza attuale che Coldiretti ha chiesto la verifica delle condizioni necessarie per la dichiarazione dello stato di calamità, una procedura che permetterebbe di attivare gli strumenti di sostegno per le imprese agricole e per i territori duramente colpiti dall’alluvione. Un’eventualità, questa, che nelle prossime ore sarà oggetto di valutazione da parte degli enti preposti, mentre sul terreno continuano le operazioni di messa in sicurezza e il monitoraggio delle infrastrutture.

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